«Non abbiamo ricevuto metà dello stipendio di gennaio né i conguagli. E la cosa ancora peggiore è che il nostro estratto contributivo all’Inps è a zero, visto che non ci sono mai stati versati i contributi. Questo ci nega anche il contributo alla maternità». Continua la protesta dei lavoratori dei call center K4up e Overing, iniziata lo scorso 27 febbraio. Mercoledì mattina il presidio degli operatori è stato ancora visitato dai rappresentanti dei lavoratori, mentre una delegazione martedì sera è stata ascoltata nella terza commissione di palazzo Spada, dopo la manifestazione in consiglio comunale.
I sindacati «La protesta è iniziata – si legge in una nota firmata dalle sigle Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Terni – a seguito della comunicazione verbale da parte del direttore generale, senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali, del licenziamento di tutte le operatrici del call center Overing (circa 25) a causa, secondo l’azienda, del venir meno della commessa». Nei giorni scorsi l’azienda ha sostenuto di «aver riavviato l’iter per la riassunzione della commessa, e dunque dei lavoratori» e di essere pronta «a liquidare il resto dello stipendio e di quanto dovuto a stretto giro di posta».
PARLANO I LAVORATORI
MANIFESTAZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE
Arrivano i licenziamenti «La nostra supevisor ci ha improvvisamente invitate a sloggarci – racconta una delle lavoratrici di Overing in sciopero – e successivamente siamo state informate del licenziamento, anche se ancora non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione ufficiale». « Non abbiamo ricevuto metà dello stipendio di gennaio – spiega una operatrice di K4up – né i conguagli che per noi sono fondamentali, e la cosa ancora peggiore è che il nostro estratto contributivo all’Inps è a zero, visto che non ci sono mai stati versati i contributi». «Quest’ultimo aspetto – spiegano i sindacati – è drammaticamente pesante soprattutto per le lavoratrici incinte, alle quali non viene riconosciuto il sostegno economico della maternità».
Terzo call center in Italia «Ma non sono soltanto gli aspetti economici ad aver scatenato la protesta delle lavoratrici – spiega uno dei pochi lavoratori dipendenti del call center – perché quello che è davvero inaccettabile è la totale mancanza di trasparenza e il continuo susseguirsi di informazioni che poi si rivelano false, come ad esempio la motivazione addotta per il mancato pagamento della nostra ultima tredicesima: la colpa è del committente che non ha pagato, ci è stato detto. Ma da un colloquio diretto avuto con i rappresentanti di Telecom, questo ci è stato categoricamente smentito». «Abbiamo saputo ancora da Telecom che il nostro gruppo è al terzo posto in Italia fra tutti i call center che lavorano per loro – raccontano lavoratrici e lavoratori – quindi la nostra qualità è alta».
In terza commissione Sindacati e lavoratori ora chiedono «anche attraverso l’interessamento della prefettura di Terni, l’immediata convocazione di un incontro con l’azienda e il coinvolgimento diretto dei committenti, per arrivare ad una soluzione rapida della vertenza, che liberi il campo dai licenziamenti e garantisca il riconoscimento dei diritti a lavoratrici che sono spesso madri (o in procinto di diventarlo) e non possono essere trattate come semplici numeri da far quadrare per favorire interessi privati». Sulla stessa lunghezza d’onda il parere espresso dalla terza commissione di palazzo Spada, che martedì nel tardo pomeriggio ha incontrato una delegazione di lavoratori e sindacalisti. L’obiettivo è quella di avviare il prima possibile il tavolo alla presenza dei committenti nazionali, unico modo, secondo le parti, per riuscire a venirne fuori.
