di Marco Torricelli
Si chiama Ecotonet e ci lavoravano 18 persone. Adesso è in liquidazione. È uno dei ‘danni collaterali’ provocati dalla crisi della Celi, l’azienda di Vascigliano di Stroncone – una delle realtà di eccellenza, nel settore degli allestimenti per la nautica da diporto – travolta dalla crisi, ma forse anche da una gestione fin troppo allegra.
Joint venture La Ecotonet era nata dalla collaborazione tra la Celi e la Paolini – un’altra azienda locale che opera nello stesso settore, ma che la crisi l’ha affrontata decisamente meglio – per le quali effettuava la verniciatura dei manufatti, ma le crescenti difficoltà della Celi l’hanno mandata in crisi e, nonostante pare che l’altro committente si sia fatto carico, per mesi, della situazione, alla fine è saltata per aria.
La Celi Dopo una serie di manifestazioni, anche clamorose, sui 43 lavoratori della Celi è tornato a calare il silenzio: «Ma noi non abbiamo mai smesso di cercare una soluzione – dice, quasi controvoglia, Cristiano Costanzi, della Fillea Cgil – anche se spesso la nostra iniziativa è stata considerata troppo moderata, mentre invece era ed è tesa alla ricerca di una soluzione dignitosa proprio per i lavoratori».
Le fughe Soluzione che sembrava essere vicina, quando alcune aziende del settore – compresa la stessa Paolini, anche se ottenere conferme ufficiali è impossibili – si sono ‘affacciate’ per vedere se fosse ipotizzabile studiare una formula, che poteva essere quella ‘classica’ dell’affitto del ramo d’azienda, per non mandare disperso quell’enorme capitale di professionalità che i lavoratori della Celi possono garantire: «Ci sono stati diversi contatti – si limita a dire Costanzi – ma non se ne è fatto nulla, perché la proprietà, spesso, ha preferito defilarsi».
I debiti Come avrebbe fatto anche il 15 luglio scorso, disertando un incontro – dopo che anche l’Associazione industriali si era attivata – che avrebbe potuto portare qualche novità: «È stato chiesto un rinvio – conferma Costanzi – ma una nuova data non è mai stata fissata e non sappiamo proprio quali siano le reali intenzioni della proprietà». Che, è bene ricordarlo, viaggia con un indebitamento compreso tra i 5 e i 7 milioni di euro. Che, comunque, non avrebbero spaventato un imprenditore umbro, l’ultimo a fari avanti e in attesa di conoscere – anche attraverso lo studio Campagna, che si occupa della faccenda – di conoscere le intenzioni delle propritarie.
Il prefetto Anche perché, a fronte dei debiti, ci sarebbero anche dei crediti consistenti, come quello vantato nei confronti della Cassa depositi e prestiti, nella cui sede nazionale erano stati fatti lavori importanti e solo in parte pagati: «Il prefetto uscente, al quale avevamo chiesto aiuto – dice ancora Costanzi – ci aveva promesso di intervenire per sbloccare la situazione e, adesso, cercheremo un confronto anche con il dottor Bellesini, quando prenderà possesso dell’incarico».
