di Massimo Colonna

Primo giorno di lavoro per Masismiliano Burelli, il nuovo amministratore delegato di Ast che ha preso il posto di Lucia Morselli. Il nuovo ad lunedì ha di fatto iniziato il suo lavoro sul campo e martedì è in programma una prima visita negli impianti di viale Brin. La notizia arriva a margine del convegno organizzato dalla Cisl Umbria nelle sale del Garden dal titolo ‘L’industria verso il futuro’. Al tavolo sindacalisti e rappresentanti delle istituzioni, oltre a Giuseppe Farina, segretario nazionale Cisl, e Riccardo Marcelli, coordinatore Cisl Terni.

Le idee «La nostra Regione – è stato spiegato nel corso del convegno – non può competere abbassando i salari o sacrificando il lavoro, ma bisogna essere capaci di stare sul fronte avanzato dell’innovazione, degli investimenti. Oggi, nel giorno in cui si insedia il nuovo amministratore delegato di Ast, nella settimana in cui la Camera di Commercio propone idee per un nuovo polo siderurgico e la Regione cerca di stringere rapporti commerciali con i cinesi,  non vogliamo celebrare funerali ma vorremmo cogliere l’opportunità di fornire buone notizie orientando il nostro sistema di politiche economiche verso le vocazioni che ogni territorio può esprimere, utilizzando nel verso migliore il Fondo europeo di Sviluppo regionale che mira a consolidare la coesione economica e sociale dell’Unione europea correggendo gli squilibri fra le regioni, operando attraverso programmi pluriennali. La Regione Umbria deve utilizzare la politica dei fondi coinvolgendo le parti sociali».

Economia circolare «Terni per l’Italia – ha spiegato Marcelli – potrebbe trasformarsi in un laboratorio di economia circolare. Le risorse di cui dispone il nostro territorio, la grande concentrazione di imprese manifatturiere, la posizione e le dimensioni strategiche la rendono morfologicamente il luogo ideale da cui cominciare un percorso collegato, con la pubblica amministrazione e l’università. Il modello dell’economia lineare del prendi, usa e getta non sarà più sostenibile. Quindi l’economia circolare non è soltanto una possibilità, ma una necessità sia per l’industria siderurgica che mai come in questo momento deve pensare alle verticalizzazioni di prodotto per la chimica verde. La chimica sostenibile è un’opportunità, basti pensare al nesso diretto con il progetto Smart city.

Il piano di occupazione e sviluppo Per i sindacati serve dunque uno slancio che potrebbe arrivare anche da un piano per l’occupazione e lo sviluppo da intraprendere con il coinvolgimento delle diverse parti sociali. «In Umbria – è emerso dal convegno – deve essere messa a sistema la filiera turismo, arte, cultura, con particolare attenzione alla cultura profittevole, una nuova concezione di valorizzazione dei saperi e del patrimonio artistico culturale. La valorizzazione, la cura e la messa in sicurezza del territorio quale bene irripetibile da custodire e migliorare. La cosiddetta economia dei beni comuni. E quella civile, tutti ambiti che se riorganizzati e rivisti sotto un nuovo paradigma potrebbero generare lavoro dignitoso e sopperire alla riduzione di quello tradizionale che si ridurrà e sarà sicuramente più specializzato. Manca un progetto che sappia disegnare l’Umbria dei prossimi 10-20 anni. Perché il progetto politico di sviluppo su cui coinvolgere la società civile, i corpi intermedi, le forze produttive, attiene alla politica, e la politica oggi per come è ridotta è incapace di elaborare il progetto. Ecco perché è necessario tutti insieme pensare all’Umbria del domani con l’analisi dei fabbisogni territoriali».

Twitter @tulhaidetto

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