di Marco Torricelli
I sindacati dei chimici avevano, provocatoriamente, chiesto nei giorni scorsi a governo e forze politiche di far sentire la propria voce in relazione alla vicenda della quale è protagonista il polo chimico ternano. E martedì è arrivata una risposta
Il richiamo Il ministero dello Sviluppo economico, con una lettera inviata al management della LyondellBasell, chiede che «in tempi rapidi, sia fatta chiarezza sui destini dei due siti industriali di Terni e Ferrara». A renderlo noto è lo stesso ministero. La multinazionale americana, è presente in Umbria, si legge nella nota «con un impianto fermo dal 2009, per il quale sono in corso trattative di vendita (c’è la proposta di acquisto presentata da Terni Research, Novamont e Cosp Tecnoservice; ndr) che non stanno dando risultati apprezzabili. Intanto, la Basell sta anche riorganizzando il suo centro di ricerche in Emilia Romagna, con tagli occupazionali. Da qui, l’iniziativa del governo».
I politici I candidati del Pd alle prossime elezioni, Gianluca Rossi e Marina Sereni, durante un incontro con i lavoratori e le organizzazioni sindacali, sempre nella giornata di martedì, hanno espresso l’impegno di «portare la questione all’attenzione del governo nazionale e interloquire direttamente con la proprietà di Basell, per ottenere quella risposta che tarda ad arrivare». Quello che si è svolto è stato un confronto aperto, nel quale i sindacati hanno ricordato tutti gli aspetti che «rischiano di complicare il rilancio del sito. A partire dai continui rinvii di Basell, a cui è stata formulata un’offerta di acquisto dell’area, fino all’esaurirsi di quegli ammortizzatori sociali a cui sono ancora aggrappate centinaia di famiglie».
Il futuro «Il governo che uscirà dalle urne dovrà affrontare la questione di petto e definire un nuovo piano di rilancio per l’industria nazionale. Il prossimo ministro dello Sviluppo Economico – hanno detto i candidati del Pd – dovrà farsi carico di aprire un tavolo in cui si parli finalmente del rilancio del polo ternano, uno dei tre siti integrati della chimica italiana». Il territorio, è stato detto, «combatte a mani nude di fronte alle multinazionali. C’è bisogno di un governo che investa e metta al centro la chimica verde e invece, in questi anni, i ministri berlusconiani, da Scajola a Romani, se ne sono disinteressati, mentre il ministro Passera è stato incapace anche soltanto di affidare la chimica a un sottosegretario».
