I centri sociali in difesa dell'Ast

di M.T.

Saranno pure ‘anziani’, ma la grinta non gli manca: «Questa città sembra assopita e distratta rispetto a quanto sta accadendo intorno alle acciaierie. Noi non dormiano e vogliamo dare la sveglia anche agli altri».

Ancescao Sono circa 7mila gli iscritti ai 18 centri sociali e alle 29 associazioni che operano nel Ternano e «in collaborazione con i sindacati – spiega Giuseppe Salvati, il presidente dell’Ancescao – daremo vita ad una serie di assemblee, nelle nostre sedi ed aperte a tutte le altre associazioni – nel corso delle quali affronteremo il tema relativo alla salvaguardia di un patrimonio economico, occupazionale ed anche culturale di questa città, qual è quello rappresentato dalle acciaierie».

La petizione La richiesta di un intervento, serio, del governo, sarà oggetto di una petizione «che ci auguriamo venga firmata da un gran numero di cittadini – dice Franco Felici – perché perdere le acciaierie, o vederle fortemente ridimensionate, significherebbe, per la città, correre il rischio di un ulteriore impoverimento. Gli anziani sanno cosa significa e quasi tutti hanno, in famiglia, un figlio ‘precario’ ed un nipote disoccupato».

Lo slogan In puro ‘slang’ ternano, lo slogan della campagna recita «Facemo arsonà la sirena» ed è un modo, dice Giampiero Petrelli, «per ricordare quando proprio il suono delle sirene delle varie fabbriche esistenti a Terni, scandiva il passare del tempo e inviava un segnale di vitalità che, invece, ora appare persa». Ed è contro il «senso di impotenza che sembra dominare, in questo periodo – insiste – che vogliamo impegnarci noi che, con quelle sirene, siamo cresciuti».

La manifestazione Tra le iniziative in programma c’è, conclude Lorenzo Gianfelice «anche una manifestazione cittadina che – specifica – non vuole e non potrà essere paragonabile a quelle che organizzano i sindacati, che ringraziamo per aver accettato di condividere con noi questo percorso, ma speriamo dia un segnale importante, soprattutto alle giovani generazioni». Già, perché è strano che siano proprio ‘ ‘meno giovani’ a prendere in mano la bandiera della protesta: «Io credo che dipenda dal fatto che molti dei nostri iscritti – conclude Gianfelice – hanno lavorato nelle fabbriche ternane e sono consapevoli che, con questo, hanno contribuito a fare la storia di questa città. E ne sono orgogliosi».

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