di Marco Torricelli
Doveva essere la giornata di Renzo Nicolini. E invece no. La Fondazione Carit, dopo il ‘no’ del consiglio di amministrazione all’adesione al progetto Clitumnus, il pool che tenterà di assumere il controllo della Banca Popolare di Spoleto, sabato mattina era chiamata ad un altro adempimento, certamente meno importante, ma comunque significativo. E c’è stata un’altra decisione destinata a far discutere.
Nicolini L’avvocato Renzo Nicolini, che avrebbe dovuto essere inserito nel comitato di indirizzo al posto del professor Adolfo Puxeddu – la candidatura di Nicolini era appoggiata dal sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo – non è ‘passato’. Tecnicamente si userà una formula possibilista – si dirà che sono necessari «approfondimenti», soprattutto perché il professor Puxeddu era ‘in quota’ al settore della ricerca scientifica, mentre l’avvocato Nicolini, ovviamente, è in tutt’altre faccende affaccendato – ma non sfugge a nessuno che si tratti di una decisione destinata a lasciare il segno.
Doppio stop Dopo la spaccatura – 4 voti contrari e tre astenuti – sull’operazione Clitumnus, la decisione si sabato mattina sul reintegro del comitato di indirizzo (secondo i rumors si tratterebbe della seconda vittoria consecutiva per il presidente Mario Fornaci) fa sorgere nuovi e sempre più pressanti interrogativi su quale potrà essere , in futuro, il rapporto tra la Fondazione Carit e le istituzioni cittadine. E non si tratta di interrogativi di poco conto.
