di M.R.

Non è un fatto nuovo o straordinario il ricorso alla cassa integrazione da parte di Acciai speciali Terni, per periodi più o meno lunghi di stop impianti per scarico produttivo ma non sfugge certo che, complici evidentemente il conflitto bellico, il caro energia e la difficoltà a reperire materie prime, da quando si è insediata la nuova proprietà a capo di viale Brin lo stabilimento siderurgico abbia conosciuto diverse fermate anche piuttosto prolungate. È dovuto probabilmente a questo l’atto della deputata Emma Pavanelli del M5s. La parlamentare, quando l’Accordo di programma è incagliato nelle regole Ue e il piano nazionale della siderurgia è ancora un tabù, ha interrogato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso sul futuro della fabbrica ternana, mettendo così in guardia il governo sulle conseguenze che un’eventuale crisi di quella azienda avrebbe sul tessuto economico-occupazionale dell’intera regione Umbria. Dai piani alti di viale Brin intanto è arrivata la chiamata alle raooresentanze sindacali unitarie.

Interrogazione M5s «La fermata dall’1 all’8 maggio – illustra Pavanelli – coinvolgerà tutte le aree dello stabilimento, fatta eccezione per il Tubificio e le Società delle fucine; l’accordo sottoscritto tra azienda e Rsu prevede l’utilizzo della cassa integrazione ordinaria dal 2 al 6 maggio, fino a un numero massimo di 2.015 dipendenti; Acciai Speciali Terni S.p.A. è stata acquisita da Arvedi in data 31 gennaio 2022 e attualmente è uno dei quattro produttori europei di laminati piani di acciaio inossidabile, con una produzione di circa 1 milione di tonnellate e l’impiego di 2.300 dipendenti; da un’eventuale crisi aziendale scaturirebbero rilevanti conseguenze economico-occupazionali per la comunità ternana oltre che per l’intera regione». Con l’interrogazione sottoposta al Meloniano Urso, la deputata grillina intende di fatto sapere se la situazione aziendale di Ast sia già all’attenzione del ministro e quali iniziative questo intenda adottare per prevenire un’eventuale crisi aziendale di Ast e salvaguardare l’indotto generato da tale azienda per l’economia dell’Umbria.

Acciai speciali Terni L’atto arriva sul tavolo del ministro in un momento delicato in cui si vocifera addirittura di una possibile rivoluzione al vertice di Acciai speciali Terni inquadrata in più ampio piano statale della siderurgia. Quel che è certo è che i ritardi accumulati sul nulla osta agli investimenti, e le promesse disattese già dal ministro Giorgetti che parlò di ‘ultimo miglio’ per l’Accordo di programma, non possono certo far gioire il cavaliere Arvedi che al più presto vorrebbe ammodernare la fabbrica ma che non farà senza gli strumenti agevolativi richiesti. La parte politica oggi al governo lo sa dal principio, da quando l’ingresso dell’imprenditore cremonese in Umbria è stato accolto con toni trionfalistici legati alla ‘garanzia’ dell’investitore italiano. E non è dato sapere se i fatti siano collegati, ma per il tardo pomeriggio di giovedì l’azienda ha convocato i delegati sindacali dei metalmeccanici per un confronto: all’ordine del giorno i volumi produttivi.

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