di Marco Torricelli
L’azienda si chiama Farvima ed è quella che rifornisce di medicine le farmacie ternane. Quando i lavoratori sono arrivati, giovedì mattina, hanno trovato il magazzino chiuso. E quella che, fino a pochi giorni fa, era una paura, è diventata una certezza. Il magazzino chiude, definitivamente.
I trasferimenti Quelli che hanno accettato un trasferimento – pare siano tre – andranno a lavorare in altre sedi (tipo Perugia) di quella che una delle realtà più importanti del settore farmaceutico ‘all’ingrosso’ – la sede centrale sta a Casandrino, in provincia di Napoli, ma ha una struttura tentacolare, fatta di magazzini di distribuzione un po’ in tutta Italia – mentre gli altri quattro rischiano la procedura definita burocraticamente di ‘licenziamento plurimo individuale’. Li metteranno alla porta, anche se c’è gente a cui manca poco alla pensione.
L’azienda Si prova a prendere contatto con la Farvima e una signorina, cortese, che si definisce ‘addetta alla comunicazione’, si prende qualche ora di tempo «per raccogliere tutte le informazioni di cui lei ha bisogno» e, poi, spiega: «Le persone con cui ho parlato, in azienda, mi hanno detto che solo tre addetti non hanno accettato il trasferimento». Tre su quanti? «Questo non lo so». E che fine faranno? «Questo non lo so». Ma glielo avevo chiesto anche prima: «Del resto, è una decisione loro». Già, ma pare che il rischio fosse anche quello di un demansionamento, con relativa diminuzione della paga. Ma l’addetta alla comunicazione di Farvima nega: «Pensi che ha me hanno detto che un addetto, che aveva espresso il desiderio di lavorare al mare, è stato accontentato, mentre gli altri che hanno accettato il trasferimento hanno avuto dei benefit». Già, glielo hanno detto.
L’incontro Intanto, però, l’azienda ha chiesto un incontro con la Direzione provinciale del lavoro di Terni. E, di solito, quando si fa così è perché si deve dare qualche brutta notizia «Io so che ci sarà un incontro con i sindacati, ma di questa cosa di cui lei mi parla non sono al corrente». Quanto alle motivazioni che sono alla base della decisione di chiudere il magazzino ternano «posso dirle che l’azienda ha ricevuto delle richieste, da parte della Asl, per un adeguamento dei locali che venivano utilizzati e che si trattava di fare un investimento particolarmente oneroso». E quindi? «Probabilmente si sono fatte delle valutazioni economiche». Scusi, ma lei con chi ha parlato, in azienda? «Con due direttori tecnici». Nomi, manco a pensarci.
