La centrale di Galleto

di Marco Torricelli

Un’altra multinazionale tedesca – stavolta tocca ad E.On. – è pronta a salutare. Il gigante dell’energia, subentrato ad Endesa nel 2008 – che aveva a sua volta preso il posto di Elettrogen, il gruppo di impianti di produzione di Enel – ha annunciato un piano di dismissione piuttosto articolato e che riguarderà anche Terni.

Gli impianti Il ‘nucleo idroelettrico’ di Terni, che E.On, descrive come un «fiore all’occhiello per efficienza e sostenibilità ambientale» e si estende nelle province di Terni, Perugia, Rieti e Macerata. È formato da 16 centrali idroelettriche, 38 gruppi di produzione, 3 serbatoi (Salto, Turano e Corbara), una centrale di pompaggio e ha una potenza efficiente pari a 531 megawatt. Nel ternano fa lavorare, complessivamente, circa 140 persone.

La dismissione Il progetto di dismissione sarebbe già ad un punto molto avanzato e comprenderebbe anche la centrale termoelettrica di Fiume santo, in Sardegna, che ha una capacità di circa 900 megawatt. Ci sarebbe già un compratore, pronto a sborsare circa tre miliardi di euro per acquisire il tutto (il ‘nucleo’ ternano sarebbe valutato un miliardo e 200 milioni) e le ipotesi parlano di un’operazione da portare a termine entro l’estate del 2014.

I sindacati La reazione dei tre segretari dei sindacati di categoria – Sergio Cardinali per la Filctem Cgil, Franco Di Lecce per la Uilctem Uil e Maurizio Ottaviani per la Flaei Cisl – non si è fatta attendere: «Dopo aver parlato a lungo lo spagnolo insieme a Endesa, aver riacquisito per alcuni mesi la paternità di Enel ed essere subito tornati sul mercato per l’intervento dell’antitrust, le centrali sono finite nelle mani della tedesca E.On., che in quel momento si impegnò ad evitare lo spezzatino del parco produttivo acquisito. Ma oggi, dopo appena cinque anni dall’acquisizione, siamo invece di fronte proprio al rischio dello spacchettamento».

I rischi Quel pericolo «finora evitato – precisano i sindacati – metterebbe a repentaglio la tenuta dell’integrità degli staff che sono oggi parte integrante di E.On. Italia, peraltro inseriti in una procedura di riorganizzazione aperta da alcuni mesi a livello nazionale». Prima valutare le qualità dei possibili acquirenti, in attesa dell’incontro nazionale al ministero dello sviluppo economico, già richiesto dalle segreterie nazionali – concludono – crediamo sia opportuno ribadire con forza che come sindacato territoriale ci opporremo a qualsiasi operazione di smembramento dell’attuale patrimonio composto di asset produttivi e funzioni di staff con personale altamente qualificato presenti nel nostro territorio».

Le ‘voci’ L’annuncio di E.On., in coincidenza con quello fatto dal sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo – che aveva anticipato l’intenzione di quotare in borsa l’Asm – e il ‘discorso programmatico’ del neo presidente degli industriali ternani, Stefano Neri, hanno anche provocato qualche ‘retro-pensiero’: un paio di anni fa TerniEnergia aveva ipotizzato un percorso che avrebbe potuto portare ad una trattativa con E.On, ovviamente insieme ad altri partner, ma il discorso si era fermato a livello di accenni. O, almeno, così viene assicurato.

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