‘Lavorare, lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare’, questa la frase di un celebre monumento sito a San Benedetto del Tronto, peccato che nella Conca il mare non ci sia; quindi, come distogliersi dalla carenza di occupazione? I dati sono allarmanti. Ad accendere di nuovo i riflettori sulla drammatica situazione economica del territorio ternano è la Cgil che torna a richiamare l’attenzione dell’intera collettività e delle istituzioni sull’urgenza di un intervento che inverta la tendenza e favorisca l’uscita dalla crisi.
Lavoro «I dati macroeconomici riferiti al 2014 e ai primi mesi del 2015 per la Provincia di Terni descrivono un quadro di ulteriore criticità rispetto ad una situazione già fortemente compromessa scrivono dal sindacato -. La disoccupazione è salita al 12,2% dal 10,3% del 2013 e quella giovanile è schizzata addirittura al 50,9%, con un incremento di 12 punti in un solo anno. Si registra al contempo un forte incremento dei licenziamenti, che salgono nel 2014 a 783 dai 485 del 2013, con un corrispondente calo del ricorso alla cassa integrazione (-18%), segno di un inasprimento della crisi. Si riducono infine gli avviamenti al lavoro (-2,5% nei primi 3 trimestri 2014, a fronte del +4,8% della provincia di Perugia). Un dato che risente soprattutto di un’ulteriore flessione nel settore delle costruzioni (-2,5%) e del terziario (-5,4%).
Cgil Dalla sezione ternana del sindacato di Terni, si alza il grido di allarme sulla situazione e l’appello alle istituzioni perché intervengano per fermare il processo di disgregazione e impoverimento del tessuto sociale e produttivo. «Il primo passo da compiere – scrive Cgil – è quello del riconoscimento di area di crisi complessa, per il quale è necessario passare alla fase di concretizzazione del processo, attraverso l’immediata creazione di una cabina di regia, guidata dalla Regione, che coinvolga le parti sociali e gli enti locali interessati, per ottenere gli strumenti disponibili. Poi serve rilanciare l’economia – proseguono – attraverso la crescita di processi formativi nel campo della cultura industriale, con un ruolo fondamentale dell’Università e degli istituti tecnici superiori; il rilancio di ricerca e innovazione e una rinnovata governance del sistema industriale, con specifico riferimento alle oltre 40 multinazionali operanti sul territorio.
