Il 'presidio' davanti al Tubificio

di Marco Torricelli

Ad una prima occhiata, superficiale, il dato potrebbe sembrare incoraggiante. Ma è un’illusione ottica. Nei primi quattro mesi del 2013 il ricorso alla cassa integrazione, nel Ternano, si è ridotto di quasi il 61%: da quasi due milioni di ore si è passati a poco più di 782 mila. Ma non perché la crisi abbia smesso di mordere. Anzi.

La ‘cassa’ Rispetto ad una sostanziale stabilità della cassa ‘ordinaria’ (1799 ore in meno, lo 0,62%), infatti, saltano agli occhi altri due dati molto indicativi: un crollo verticale della cassa ‘in deroga’ (appena 80 mila le ore utilizzate, un milione e 360 mila ore in meno, il 94%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) e un deciso aumento della cassa ‘straordinaria’ (58%): «Soprattutto un dato – dice il segretario della Cgil di Terni, Attilio Romanelli – indica con estrema chiarezza come stanno le cose. Perché la cassa ‘in deroga’ è quella che viene richiesta quando un’azienda è in difficoltà, ma vuole lavorare per uscire dallo stato di crisi. Il fatto che non vi si faccia praticamente più ricorso significa solo una cosa, che le aziende chiudono e licenziano».

I settori Tanto più che delle 782 mila ore di cassa integrazione, «il 75% ha riguardato le attività manifatturiere (il 55%) e le costruzioni (il 20%)», a dimostrazione ulteriore di «una situazione che – è il giudizio di Romanelli – è ormai insostenibile e che sta seriamente compromettendo anche la possibilità di attivare percorsi in grado di invertire la tendenza». Tanto più che, nel primo trimestre dell’anno, «il saldo tra le nuove iscrizioni e le cessazioni di attività è in negativo per 179 unità», con un intensificarsi delle situazioni di crisi «nella zona di Orvieto – specifica il segretario della Cgil – in cui si registra una situazione di particolare sofferenza».

Le acciaierie e la chimica Sulla procedura di vendita delle acciaierie (il 29 maggio si svolgerà l’incontro al ministero dello sviluppo economico l’incontro con Outokumpu, che illustrerà i dettagli dell’operazione Tk-Ast; ndr), Romanelli è stato chiaro: «Il Tubificio è l’unico esempio di verticalizzazione delle produzioni ternane e deve restare parte integrante del Polo», ma non solo. Perché proprio giovedì la Commissione europea ha presentato, in un incontro a porte chiuse con i big del settore, i primi elementi del piano europeo per l’acciaio, che sarà illustrato ufficialmente a giugno: «Un piano – secondo il vicepresidente della Commissione, Antonio Tajani – che rilancerà un settore chiave dell’economia del vecchio continente». Ma il segretario della Cgil ternana chiarisce che «visto che in quel piano saranno certamente previsti dei tagli, non accetteremo che si faccia confusione tra acciai ordinari e acciai speciali, che si fanno solo a Terni». Ma soprattutto «non permetteremo che si tentino dei baratti sulla pelle dei lavoratori ternani, come già è avvenuto in passato con la chimica».

Lo sciopero Fermo il Tubificio e fermo l’intero gruppo Ast: lo sciopero di 4 ore, indetto per giovedì da tutte le sigle dei sindacati dei metalmeccanici di Terni, ha visto un’adesione pressoché totale da parte dei lavoratori delle acciaierie. Un gruppo consistente di tute blu ha poi dato vita ad un presidio di fronte alla portineria del Tubificio. «Un messaggio chiaro da parte nostra per ribadire che il passaggio di proprietà del gruppo deve avvenire senza ‘mutilazioni’ e che quindi il Tubificio deve essere incluso nella vendita», spiega Stefano Garzuglia, coordinatore della Fiom Cgil all’interno della Rsu di Ast.

Due ‘consigli straordinari’ Saranno due i consigli comunali straordinari dedicati alla situazione della Acciai Speciali Terni: il primo si terrà mercoledì 22 maggio ed il secondo venerdì 24 maggio. «Appare curioso – chiosa il segretario della Cgil – che si sia scelta proprio la data del 24, in concomitanza con l’iniziativa del sindacato, peraltro annunciata con largo anticipo, che prevede la presenza in città del segretario nazionale della Fiom Cgil, Maurizio Landini e della quale, forse, a qualcuno non è giunta notizia».

La Novelli Per venerdì mattina è in programma, nella sede ternana della Novelli, un incontro tra i sindacati nazionali e provinciali e la proprietà aziendale e nella quale «auspichiamo si possano conoscere dei dettagli sul piano di rilancio aziendale – dice Romanelli – tenendo presente che la procedura concordataria mette il gruppo in condizione di mettere in campo strategie praticabili».

La Sangemini Ci sarà un nuovo incontro, convocato per il 23 maggio prossimo dalla Regione, con la proprietà della Sangemini: «Sarà l’occasione – dice Alessandro Rampiconi – per un ulteriore e, ritengo, decisivo approfondimento della situazione». Novità di rilievo «al momento non ce ne sono e l’azienda pare intenzionata a mantenere la posizione di totale chiusura, mentre si sta registrando anche una contrazione, della produzione dell’acqua leader (la Sangemini appunto; ndr) oltre che delle così dette ‘acque piatte, cioè quelle a minore valore aggiunto».

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