di M.T.

Tra una settimana si conoscerà il destino dell’Isrim – l’Istituto superiore di ricerca e formazione sui materiali speciali per le tecnologie avanzate – di Terni. Ma il Movimento 5 Stelle annuncia di avere una soluzione: «La Fondazione Carit dovrebbe rilevare le quote societarie in mano sia al pubblico che al privato, diventando azionista unico».

La ricerca Far morire la ricerca pubblica, dice il M5S, «vuol dire togliere ogni speranza di rinascita a questa città, tagliando le gambe a quelle prospettive di sviluppo che vanno a beneficio dell’intera collettività, e non necessariamente legate alla logica del profitto, togliendo di scena un attore fondamentale nel sostegno a quello che resta dell’Università e del tessuto industriale del nostro territorio.

La politica L’Isrim, attaccano i ‘grillini’, «è una chiara metafora del fallimento totale della politica (per come è interpretata dai partiti) nella gestione della cosa pubblica. La politica, dopo aver assunto le persone ed investito pubblici denari (30 miliardi di vecchie lire), ha abbandonato l’Istituto a se stesso e ora vuole disfarsi definitivamente di ciò che rimane del progetto». Se la cordata di imprenditori che sta valutando un offerta d’acquisto da formalizzare entro il 7 ottobre «si tirerà indietro, l’ennesimo disastro della politica sarà perpetrato, malgrado ciò, anche nella migliore delle ipotesi, perderemo la ricerca pubblica e la capacità di innovare il nostro territorio».

Il rilancio Per il M5S «l’Istituto non va salvato sic et simpliciter, ma nell’ottica di un percorso cittadino verso la ricerca e l’innovazione a favore dello sviluppo del tessuto industriale locale, facendo da volano a nuove realtà sia industriali che tecnologiche. Occorre pertanto sottrarre sia alla politica, che ai privati interessati solo allo sfruttamento del ramo ‘analisi’, l’Istituto, e nel contempo rilanciarne l’attività, inclusi la formazione e i sevizi avanzati alle imprese». Indispensabile «in questo contesto una figura esterna manageriale adeguata, cosa che in questi anni è mancata totalmente, che possa rilanciare con una strategia aggressiva il ramo ‘laboratorio’ allo scopo di riportarlo in utile con un cash flow positivo da destinare al parziale finanziamento del ramo ‘ricerca’». Per farlo, però, servono soldi. Quelli che, secondo il Movimento 5 Stelle, dovrebbe tirar fuori la fondazione Carit.

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