I recenti servizi televisivi e la crescente preoccupazione rispetto allo stato d’inquinamento della Conca ternana, pongono la questione ambientale come prioritaria per il territorio, sia per il sindacato che per la politica. Pertanto tale questione va affrontata con metodo e non con le semplici armi del consenso immediato. Inizia così la nota dell’Usb; il sindacato: «Sembrano lontani i tempi in cui, per tutti, il nemico pubblico numero uno della salute dei ternani erano gli inceneritori. Ora il mostro da abbattere è l’Ast, senza ricordare però che un sito siderurgico che insiste sul territorio da centotrentacinque anni, inevitabilmente porta con sé un carico di inquinamento dovuto alla mancanza di leggi, che ancora quarant’anni fa sembravano impossibili da attuare».
Area a caldo a rischio «Un’azione politica volta solo alla condanna dello stato attuale – scrive l’Usb – rischia di cedere il fianco a tutti coloro che agiscono nella direzione dello smantellamento della parte fusoria dell’acciaieria. Continuando in questo modo, si mette a rischio la tenuta sociale della comunità ternana e si creano i presupposti per una spaccatura storica tra la popolazione, tra chi vuole la chiusura del sito e chi il mantenimento delle produzioni e dei livelli occupazionali. Tutto questo non possiamo permettercelo. Ci sono tutti gli elementi per iniziare una battaglia politica e sindacale finalizzata alla sostenibilità ambientale delle produzioni di Ast, partendo dal ‘Protocollo Salute Ambiente e Sicurezza’ firmato dall’azienda insieme alle organizzazioni sindacali, il prefetto e anche da Arpa e Usl Umbria2. La revisione dell’Aia, soprattutto per quanto riguarda le emissioni in atmosfera, diventa strategica e deve essere un punto focale della costruzione di un percorso che obblighi l’azienda a mettere in sicurezza l’intero sito siderurgico. Non sfugge a nessuno il fatto che dalla quantità, dalla qualità e dalla direzione degli investimenti ambientali, dipenderà anche il futuro di parte delle produzioni di Ast. L’azienda – denuncia l’Unione sindacale di base – non sta facendo abbastanza».
Ilserv L’impianto di inertizzazione delle scorie – denuncia ancora il sinfìdacato – è qualcosa di indefinito, come lo è anche il futuro delle produzioni di Ilserv, che contribuiscono alla chiusura del ciclo di trattamento, tipo il Metal Recovery. Ad oggi l’unica certezza è lo scadere degli appalti gestiti dalla Harsco e questo rende l’idea di come la situazione nella fabbrica ternana sia pericolosa, sia per le produzioni -visto che gli appalti di Ilserv garantiscono anche l’area a caldo di Ast- sia per la tenuta occupazionale. Risposte in questo senso arriveranno probabilmente venerdì quando la direzione aziendale ha convocato sindacati e Rsu di Ilserv, tanto che lo sciopero potrebbe essere revocato. «Serve un passo in avanti nella direzione del conflitto e dell’unità delle lotte, per poter contrastare chi tenta di dividere e depotenziare il movimento dei lavoratori di Ast e Ilserv, sapendo mettere al centro la difesa delle produzioni, i livelli occupazionali e la sostenibilità ambientale delle produzioni stesse. La politica deve invece lavorare affinchè non si disperda il legame tra la fabbrica e la città, ribadendo il tema della centralità del lavoro e delle produzioni strategiche. L’Usb rilancia il valore della nazionalizzazione degli asset strategici, perchè solo il controllo pubblico di un settore e di una fabbrica importante come Ast può garantire condivisione dei profitti, mantenimento e sostenibilità delle produzioni e dei livelli occupazionali».
