La Cgil ternana lancia l’allarme sulla Cig straordinaria (Foto F.Troccoli)
La Cgil ternana lancia l’allarme sulla Cig straordinaria (Foto F.Troccoli)

di Marco Torricelli

Definirlo accomodante è proprio difficile. Il segretario della Cgil di Terni, Attilio Romanelli, nel corso della conferenza stampa di inizio anno ne ha per tutti: con chi «rozzamente ci ha accusati di voler difendere la Provincia, senza volersi accorgere che noi parlavamo di ‘città capoluogo’, che è cosa diversa»; con chi «strumentalmente alza il tono delle polemiche sulla riorganizzazione del sistema delle Asl, senza conoscere, come non conosciamo noi del resto, il contenuto esatto della delibera della giunta regionale e nella quale di questo si parla»; con l’università «che non può continuare a pensare di essere un organismo indipendente dallo Stato, imponendo convenzioni che per gli ospedali sono insostenibili».

Allarme cassa integrazione Leggendo i dati relativi al 2012, spiega Romanelli «deve balzare agli occhi il dato relativo alla cassa integrazione straordinaria, che a Terni è praticamente raddoppiata, superando il milione di ore, contro le quasi 900 mila della ‘cassa ordinaria’ e gli oltre 3 milioni di quella ‘in deroga’». Ciò che preoccupa il segretario della Cgil di terni è «il fatto che la cassa ‘straordinaria’ è sempre legata a processi di ristrutturazione e ridimensionamento delle aziende, di solito seguita da una richiesta di cassa ‘in deroga’, per la quale sappiamo già che, a fronte dei 50 milioni utilizzati nel 2012, per l’anno in corso ne saranno disponibili solo 11».

Saldo imprese e contratti Se il rapporto tra aziende che hanno chiuso i battenti e nuove imprese che sono nate «è sostanzialmente in pareggio, nella provincia, quello che emerge è un sostanziale e drammatico mutamento nei rapporti che esistono tra datori di lavori e manodopera, con un preoccupante -20% relativo ai contratti di apprendistato e l’impennata fatta registrare dai contratti atipici, interinali ed a tempo». Ed ecco un altro obiettivo degli strali del segretario della Cgil: «Chi non denuncia che in Umbria la media delle retribuzioni è del 7% più bassa rispetto alle regioni limitrofe, a dimostrazione che da noi il lavoro è sempre più ‘povero’ e ‘non qualificato’, e trascura che nella nostra regione la percentuale delle donne che lavorano è del 12,5% inferiore, sempre rispetto ai nostri vicini».

Il piano del lavoro Riproponendo un tema già affrontato di recente, poi, Romanelli rilancia sulla necessità di «studiare un piano del lavoro, condiviso, nel quale individuare le eccellenze sulle quali è indispensabile puntare, ripensando anche alla filosofia che alla base della concessione del credito: selezionando con cura, e sulla base del merito, le iniziative che hanno le caratteristiche che le rendono meritevoli di considerazione ed eliminando gli sprechi». E annuncia l’organizzazione di «una conferenza dedicata proprio allo studio dei temi da inserire nel piano del lavoro».

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