La proposta dello Stato maggiore dell’esercito – dopo mesi di discussioni e paure – è arrivata. E per il Polo di mantenimento delle armi leggere (la ex fabbrica d’armi) è una proposta drammatica.
Tagli pesanti L’idea, denunciano i sindacati, «è quella di tagliare la pianta organica di 100 unita – oltre il 20% del totale – ed è inaccettabile. L’eliminazione di un posto da dirigente, di 15 funzionari (50%) e di 84 unita operative (20%) si traduce nella impossibilità di svolgimento della mission dell’ente (soprattutto nei reparti tecnici) con il conseguente inevitabile aumento dei costi di gestione».
La legge Se si considera, spiegano, «che nei decreti legislativi di riordino della difesa, I’intera operazione avrebbe dovuto portare a una riduzione complessiva del 30% dell’organico del personale civile in 10 anni, salvaguardando i poli e gli arsenali, garantendo una maggiore formazione, una divisione precisa dei compiti tra militari e civili e una internalizzazione dei servizi, siamo di fronte all’ennesima disapplicazione delle norme di legge». Tutta l’operazione, denunciano ancora i sindacati, «non include nessun progetto di sblocco del turn over, condannando il Polo di Terni alla repentina e inesorabile perdita di funzionalità, efficienza e know how»
Stato di agitazione L’assemblea dei lavoratori e i sindacati «esprimono con forza la loro contrarietà ai tagli lineari e chiedono un immediato intervento delle forze politiche locali e nazionali al fine di impedire perdita di efficienza e posti di lavoro. Da subito, intanto, proclamano lo stato di agitazione».
