Le socie-lavoratrici di Aidas

di M. To.

Vogliono sapere la verità, ma prima di tutto chiedono di ricevere gli stipendi. Che parecchie delle socie lavoratrici della cooperativa Aidas (ci sono anche uomini, ma sono in netta minoranza) non ricevono addirittura da tredici mesi.

La manifestazione Si sono ritrovati sotto la sede della cooperativa, attualmente commissariata, per manifestare la propria rabbia e per denunciare che «mentre la situazione della nostra cooperativa si aggrava, altri fanno affari e continuano ad arricchirsi». Ma anche per ribadire concetti già espressi: «Non crediamo sia giusto che a votare, in assemblee importanti che si sono svolte e che hanno determinato scelte decisive, siano state persone che lavorano per altre cooperative sociali, ricoprendo anche incarichi importanti».

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L’attacco Gino Venturi, segretario della Uil ternana, non fa complimenti: «Il commissario (Silvia Volpini, nominata dal ministero della sviluppo economico; ndr) secondo noi non sta facendo gli interessi dei lavoratori – attacca – ed è per questo, e solo per questo, che il sindacato fa quello che si dovrebbe sempre fare in questi casi e cioè stare al fianco dei lavoratori».

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La denuncia Ma Venturi va oltre: «L’Aidas è un patrimonio della città ed abbiamo chiesto l’intervento della commissione statuto del consiglio comunale, ma nessun consigliere comunale (un paio hanno annunciato la loro solidarietà alla manifestazione di lunedì; ndr) ha mai sollevato il problema e siano ancora in attesa che qualcusa si muova». Tanto che «abbiamo chiesto l’intervento del prefetto che, vista la sensibilità mostrata in altre circostanze, siamo certi non mancherà di intervenire».

Il commissario Proprio nei confronti del commissario – «la cui nomina abbiamo salutato con soddisfazione e speranza» – si leva una protesta forte: «Non riusciamo a capire – dicono le lavoratrici ed i lavoratori di Aidas – come sia possibile che non si sia ancora riusciti a fare in modo che, almeno parzialmente, noi potessimo avere i soldi che ci spettano. Registriamo tutti i giorni voci ispirate che parlano di lotta al lavoro precario. Bene noi non facciamo un lavoro precario, ma precaria è la nostra situazione personale e familiare, perché senza gli stipendi che ci siamo guadagnati non possiamo vivere».

Il futuro Ma chiedono anche, e lo chiede la Uil, «di essere messi nelle condizioni di comprendere bene quali siano le reali intenzioni rispetto al possibile futuro della cooperativa, perché l’Aidas non ha un padrone, ma la proprietà è di chi ci lavora tutti i giorni e di chi, da anni, si sacrifica per la sua crescita».

Sciopero della fame Se le loro richieste non saranno accolte, la socie ed i soci dell’Aidas sono intenzionati a dar vita ad una forma di protesta estrema: «Faremo lo sciopero della fame – annunciano – e non sarà nemmeno troppo difficile farlo, visto che non vediamo un euro da mesi e molti di noi sono costretti a vivere chiedendo aiuto alle famiglie e, spesso, a chi sta solo di poco meglio di noi». Sciopero della fame, ha annunciato, al quale darà vita anche lo stesso Gino Venturi: «Sono al loro fianco e lo sarò anche in quella occasione».

Il commissario Quasi alle 9 di sera, poi, arriva anche la presa di posizione del commissario governativo, Silvia Volpini: «Ho appreso dalla stampa molte notizie prive di fondamento, frutto probabilmente di mere illazioni o pettegolezzi. L’obbiettivo che si sta perseguendo è semplicemente quello di salvaguardare, per quanto possibile, il patrimonio sociale e umano di una realtà imprenditoriale che, da tempo, attraversa una grave crisi finanziaria e gestionale, peraltro caratterizzata, come a tutti noto, da numerosi e accessi contrasti tra soci e/o ex amministratori».

Le minacce Volpini, poi, prosegue: «Credo che oggi sia indispensabile focalizzarsi sull’obbiettivo già intrapreso prima del mio insediamento e all’esame del Tribunale. Le risorse allo stato disponibili verranno destinate, nel rispetto dei vincoli imposti dalla procedura di concordato, ai creditori di Aidas e, tra questi, a quei dipendenti che sono da molto tempo in attesa di ricevere quanto di loro spettanza, ai quali non posso che rivolgere tutta la mia ammirazione e solidarietà per l’impegno e la dedizione dimostrata verso questa Cooperativa. Posso solo assicurare che l’azione del sottoscritto non sarà deviata da diffide o ‘velate minacce’, né presterò il ‘fianco’ a previste e prevedibili strumentalizzazioni»

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