Pierino Martinelli, del Cda di Aidas

di Marco Torricelli

Un concordato preventivo in bianco. L’ennesimo, della storia recente, che le imprese del comprensorio chiedono al tribunale di Terni. Scattato il 7 novembre scorso, stavolta interessa la cooperativa Aidas – oggetto di polemiche, anche violente, negli ultimi mesi – ed a spiegare cosa si farà, nei due mesi concessi dal tribunale, è Pierino Martinelli, il consulente cooptato nel consiglio di amministrazione della cooperativa.

Il concordato La decisione, spiega Martinelli, «nasce dalla volontà di tentare di salvare la cooperativa, soprattutto perché le pressioni, da parte dei creditori, erano diventare fortissime e non era francamente possibile gestire la situazione. Con la concessione del concordato preventivo in bianco, da parte del tribunale, si è di fatto congelata la situazione esistente al 7 novembre scorso e la gestione viene ora svolta in sintonia con i due commissari nominati dai giudici».

Due mesi Nel frattempo, i termini del concordato dovrebbero scadere il 17 febbraio 2014, «si procederà, sotto la supervisione dei due commissari – spiega Martinelli – ad una verifica di tutti i documenti contabili relativi all’Aidas, compresi quelli della Euro Salus (controllata al 100% dalla cooperativa; ndr) per arrivare ad avere un quadro definitivo di crediti e debiti maturati». Al termine del periodo «si potrà avere un quadro complessivo della situazione e, anche sulla base di eventuali proposte che dovessero pervenire, si deciderà il da farsi».

Liquidazione Si era parlato della possibilità, per la cooperativa Adas, di essere messa in liquidazione e, anche da questo, erano scaturite grandi proteste: «Quella della liquidazione – dice Martinelli – è una possibilità, ma non è certo l’unica. Certo – prosegue – io, come ho già avuto modo di dire, nutro seri dubbi che la cooperativa possa continuare ad essere gestita com’è avvenuto in passato, visto che accumulava perdite importanti». E quindi? «Direi che, per adesso, dobbiamo fare una seria ricognizione sulla situazione economica e finanziaria, senza alcun obiettivo prefissato. Quando sarà il momento, decideremo».

I numeri A proposito di numeri: Collerolletta, oggi, ospita una ventina di anziani, mentre è stata progettata per riceverne fino a 90. «Le autorizzazioni che abbiamo ci permetterebbero di arrivare, per il momento, a 60 – dice Martinelli – e stiamo lavorando proprio per cercare di raggiungere quella cifra, soprattutto perché la gestione, con un numero di ospiti così basso, non è certo economicamente sostenibile. Peraltro – precisa – quelle persone sono state spostate a Collerolletta dalla Domus, struttura per la quale si paga un affitto».

Le ipotesi Quando parla di eventuali proposte, Pierino Martinelli tiene a precisare che «voi dei media avete citato tante volte il presunto interessamento della Kos (la società del gruppo De Benedetti, attiva nel settore dell’assistenza; ndr), ma a questo consiglio di amministrazione non è mai pervenuta alcuna richiesta da parte loro, ma le posso assicurare che se ciò avvenisse saremmo pronti a prenderla in considerazione, come qualsiasi altra».

Il personale Una cosa sulla quale Pierino Martinelli vuole mettere l’accento è che «nonostante le tante voci circolate in questo periodo, nessun lavoratore e nessuna lavoratrice dell’Aidas ha perso il posto. 44 persone sono passate ad un altra cooperativa (la Actl; ndr), mentre tutte le altre operano tra le nostre residenze protette – Collerolleta e Tiffany – e il centro di riabilitazione della ‘Domus gratiae’». Qualche timore per il futuro, però, c’è: «Guardi che il numero degli occupati non dipende da noi – spiega Piarino Martinelli – ma dai parametri che ci impongono Regione e Asl in base al numero delle persone che sono assistite e, addirittura, se questo numero dovesse aumentare, potremmo incrementare anche quello degli addetti. In caso contrario dovremo prendere atto della situazione e, se dovessimo registrare degli esuberi, cercheremo di gestirli nel modo meno traumatico possibile».

Le polemiche A questo proposito, però, i soci-lavoratori che si sono schierati contro il ‘nuovo corso’ dell’Aidas temono di essere i primi a rischiare, nel caso in cui le cose non filassero per il verso giusto: «Non prendo nemmeno in considerazione questa malignità – taglia corto Martinelli – perché la prima regola per far sì che il lavoro proceda bene è quella di tener conto delle professionalità di cui si dispone e non certo di cosa pensino le persone. Io spero, anzi, che anche i più critici possano alla lunga rendersi conto del fatto che noi stiamo cercando di salvare anche i loro posti di lavoro».

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