di Dan.Bo.
«Siamo pronti a sospendere la tassa di soggiorno». A dirlo in una nota è il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali dopo che in mattinata sul tema erano intervenute Federalbeghi, Federturismo, Confidustria e Confesercenti chiedendo a palazzo dei Priori «una moratoria». Un’apertura, quella del sindaco, condizionata a finanziamenti sostanziosi in favore del capoluogo. Il gettito della tassa applicata dal Comune infatti, come noto, l’amministrazione lo vuole investire in politiche a sostegno del turismo. «Noi – scrive Boccali -, per quanto ci riguarda, ci rendiamo disponibili a sospendere la tassa, purché si affronti e si riconosca la peculiarità di Perugia capoluogo regionale, che ha problemi diversi da quelli di qualunque altro centro dell’Umbria. Problemi che significano, nel concreto, la necessità di considerevoli risorse per finanziare infrastrutture, trasporti, vita culturale, servizi, tutti aspetti che non sono certo estranei al buon andamento del settore turistico-alberghiero».
BANKITALIA: NEL 2012 IN UMBRIA PIU’ STRANIERI E PIU’ PERNOTTAMENTI
Il 2,3% del Pil Un settore che da solo vale, come spiegato venerdì nel corso di un seminario a Villa Umbra di Pila su turismo e beni culturali, il 2,3% del Pil regionale, ovvero 500 milioni di euro. Dall’analisi condotta da Stefano Rosignoli, dell’Irpet, l’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana, ed Eleonora D’Urzo, dell’Agenzia Umbria ricerche, i posti di lavoro generati dal turismo sono 7.226. La spesa che i turisti fanno in Umbria ha poi un effetto anche nel resto dell’Italia. Lo studio lo quantifica in 587 milioni di euro e 9.536 posti di lavoro. Complessivamente la spesa turistica vale il 6,4% di tutti i consumi interni, una percentuale tornata a salire nell’ultimo anno dopo il calo accusato nel momento più duro della crisi economica. Nella nostra regione il 55% del loro budget i turisti lo destinano ad alberghi e ristoranti, il 14% a svago e cultura e un 10% a tessile e abbigliamento.
Bracco: adeguare il modello umbro Mediamente la totalità dei turisti sostiene una spesa di 60 euro, inferiore a quella italiana che si aggira intorno a 93 euro al giorno. A livello comprensoriale, i territori a maggiore pressione turistica risultano la Valnerina-Cascia e Assisi; quelli a più elevato livello di presenze sono i comprensori Perugino, Assisano e Trasimeno. Commentando il rapporto dell’Agenzia Umbria ricerche che ha preso in considerazione anche gli indicatori ambientali e il mondo museale, l’assessore regionale alla Cultura Fabrizio Bracco ha spiegato che «il modello sperimento in Umbria, basato su una visione fortemente integrata tra turismo, cultura ed ambiente, non solo va salvaguardato, ma va assunto come asse strategico fondamentale dall’intera comunità regionale. È però necessaria una riorganizzazione e uno sforzo collettivo per adeguarlo alle mutate condizioni socio economiche». Un ripensamento complessivo imposto, secondo Bracco, dai tagli effettuali a livello nazionale che non consentono più agli enti locali di concorrere alla gestione culturale e del territorio.
