«A fine 2015 abbiamo consegnato il piano industriale ai sindacati a margine di numerosi di incontri avuti con le parti sociali, per questo non capiamo a quali iniziative unilaterali e atteggiamenti ostili facciano riferimento le organizzazioni nella loro presa di posizione».
Taglio di 13 lavoratori alla Vipal Questo l’intervento della Vipal spa di Ferentillo (Terni) che segue un paio di giorno quello con cui Fim-Cisl e Fiom-Cgil hanno reso noto anche il licenziamento di 13 lavoratori che segue la mobilità per sei: «Siamo nati 30 anni fa operando nel settore della carpenteria leggere con un andamento sempre crescente fino al 2008 quando di fronte allo stato di crisi ci siamo collocati nel settore ascensoristico, provvedendo a importanti ricapitalizzazione, diversificando linee di business e investendo sulla rete commerciale anche grazie all’enorme sacrificio dei lavoratori. Nel luglio 2015 col perdurare della crisi oramai strutturale, l’azienda ha aperto una procedura di mobilità incentivata per 6 lavoratori, ma non è stato sufficienti e si è imposta la necessità di un nuovo piano di riduzione dei costi e riorganizzazione, che permetta alla società di ritrovare efficienza ed equilibrio economico imposto anche dalla strenua concorrenza».
L’azienda di Ferentillo: «Nessuna ostilità» Da qui il taglio di 13 lavoratori: «Il piano industriale è stato distribuito a fine 2015 alle organizzazioni sindacali dei lavoratori, in seguito a uno delle decine di incontri sulla situazione aziendale, tenuti insieme nella sede di Terni di Confindustria Umbria. Tenendo presente la frequenza e la trasparenza dei rapporti non si capisce quali siano gli atti o iniziative unilaterali prese e soprattutto quale sia l’escalation di atteggiamenti di ostilità verso i lavoratori. I 13 lavoratori ipotizzati in esubero, sono l’espressione di una sovracapacità lavorativa rispetto ai volumi produttivi dei ultimi sette anni e quelli presumibili nel 2016. Tale numero sarà verificato e monitorato alla luce dei risultati che il piano di riorganizzazione potrà provocare, cercando insieme ai rappresentanti dei lavoratori ogni possibile soluzione per ridurre al minimo l’impatto occupazionale come fatto fino adesso, mantenendo costante la massima disponibilità».
