L'accordo è stato firmato questa mattina a Roma

di Daniele Bovi

Porterà nelle casse delle quasi 300 aziende umbre coinvolte oltre 55 milioni di euro l’accordo sottoscritto giovedì mattina a Roma tra il Consorzio trasformatori tabacco Italia e la Japan tobacco international, terza multinazionale al mondo del settore. Secondo l’accordo la società con sede a Ginevra si impegna, nei prossimi due anni, a comprare 20 mila tonnellate di tabacco della qualità Virginia: una quantità che agli attuali prezzi di mercato può generare ricavi per 60 milioni di euro. Le aziende della filiera umbra, perlopiù dell’Altotevere, fanno la parte del leone perché da sole garantiranno l’85% di quanto richiesto dalla multinazionale. Il resto verrà per la maggior parte prodotto in Veneto oltre che in Lazio e Toscana. L’Altotevere, grazie all’intesa siglata giovedì con la Jt e a quella dei mesi scorsi con la Philipp Morris, diventa uno dei cuori più importanti della produzione di tabacco.

La Jt Sul mercato la Jt ricopre un ruolo di primissimo piano: considerata la terza multinazionale al mondo del settore, oltre sei sigarette su dieci in Giappone sono commercializzate dall’azienda che ha tra i suoi marchi Camel e Winston. Gli interessi della società, le cui origini risalgono al 1898, spaziano anche in altri ambiti come quello agroalimentare, immobiliare, metalmeccanico e farmaceutico. Fino al 1985 la società è stata un monopolio di Stato, diventando poi una public company. Japan tobacco international  fa parte del gruppo Jt. Con sede centrale a Ginevra e fatturato netto per 11,2 miliardi di dollari, JT International opera in 120 paesi e impiega oltre 25 mila dipendenti.

Una vittoria Tra gli esponenti politici altotiberini e tra i produttori c’è ovvia soddisfazione. Quella di giovedì è vista come una vittoria di tutta una filiera che è stata in grado di riorganizzarsi e di unirsi per andare a trattare in modo diretto, grazie anche al ruolo facilitatore della politica, con una grande realtà come la Jt che stava disimpegnandosi dall’Italia. Determinante poi, per quella che è la prima intesa «diretta» tra i produttori e una multinazionale, è ritenuto il cambio al vertice delle ministero delle Politiche agricole. Mario Catania, che si è speso facilitando l’accordo, viene visto come un interlocutore credibile di politica e aziende. Giovedì a Roma lo stesso ministro, presente alla cerimonia, ha spiegato che l’intesa «è una tappa importante nel percorso di salvaguardia della nostra filiera a cui guardiamo con attenzione per garantirne la competitività internazionale e consentire alle nostre imprese agricole di lavorare con serenità con un orizzonte temporale adeguato».

Marini: maggiore serenità per il futuro Secondo la presidente della Regione Catiuscia Marini l’accordo permetterà alle aziende di «guardare al futuro con maggiore serenità e fiducia» in un «quadro economico generale così preoccupante». Un ringraziamento è poi andato al ministro Catania: «Grazie al suo impegno – ha detto la presidente – ci sentiamo meno soli. Le devo dare atto della positiva collaborazione istituzionale del suo ministero e di questo governo. Questo accordo, infatti, rappresenta anche un esempio di collaborazione istituzionale tra i diversi livelli di governo e tra questi ed i soggetti che operano nel settore». «Stiamo dimostrando – ha concluso – che è possibile una agricoltura, e dunque una produzione di tabacco, più green, che sia più rispettosa dell’uso delle risorse idriche; che sia più attenta nell’utilizzo dei fertilizzanti e sappia impiegare meglio e di più le fonti energetiche rinnovabili».

Il futuro Qualche preoccupazione in più c’è invece per il futuro, in special modo per quanto riguarda la nuova politca agricola comunitaria. Il timore della Marini è che sul versante della «legittima e importante» lotta al tabagismo si vada a «proibire e colpire solo la parte della produzione di tabacco, visto che non se ne vieterà commercializzazione e consumo». «Occorre quindi – dice la Marini – che si vada alla definizione di una misura tabacco che sia equilibrata, che sia in grado di sostenere e salvaguardare le produzioni agricole di questo settore che in Europa, in Italia come in Umbria vogliono continuare ad investire ed operare. E sarebbe davvero strano che l’Europa vietasse le produzioni di tabacco ai suoi paesi membri, consentendone invece l’importazione da Paesi terzi le cui produzioni non offrirebbero oltretutto precise garanzie di qualità a tutela dei consumatori».

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