Certezza dei finanziamenti per concorrere ad acquisire importanti commesse così da garantire le produzioni e incrementare negli anni i livelli occupazionali in un territorio fortemente sofferente. Ma anche migliore definizione delle regole e delle procedure sulle attività già avviate e da effettuare per l’industria privata. E mantenimento di produzioni e funzioni all’interno dell’ente affinché venga assicurata l’autonomia gestionale lavorativa, anche dopo possibili riassetti degli stabilimenti alla verifica di fine 2016.
Sereni in visita allo spolettificio Queste le richieste consegnate alla vicepresidente della Camera dei deputati, Marina Sereni (Pd), dalle Rsu e dai sindacalisti dello stabilimento militare di munizionamento terrestre di Baiano di Spoleto nell’ambito di una visita che la parlamentare ha compiuto venerdì all’interno del sito, dove recentemente è stato avviato un percorso formativo per 18 giovani del territorio impegnati in tirocini retribuiti. La novità, lungamente ricercata dai rappresentanti dei lavoratori ma anche dai vertici dello stabilimento militare, inserito nell’Agenzia italiana difesa (Aid) e attualmente guidato dal colonnello Gioacchino Paolucci, rientra in quello che le stesse sigle sindacali (Cgil, Cisl, Uil e Usb) non esitano a definire una «fase particolarmente positiva per il sito».
Le richieste dei lavoratori di Baiano Chiaro è, però, che nonostante il buon momento dello spolettificio nessuno intende abbassare la guardia, ma anzi l’impegno delle parti, compresa la direzione locale, è tutto indirizzato a «garantire la sicurezza e lo sviluppo dello stabilimento militare». In questo senso, la visita della vicepresidente Sereni ha rappresentato un’occasione per consegnare una serie di richieste da portare all’attenzione del ministero della Difesa e dell’Aid. Tra queste, per l’appunto, la certezza dei finanziamenti necessari ad aggiudicarsi commesse per difendere le produzioni e conseguentemente i livelli occupazionali; procedure per regolamentare più approfonditamente la partnership con industrie private militari; e salvaguardia dell’autonomia gestionale dell’ente.
