Lavoratrici della sede Maran di Spoleto (foto Fabrizi)

di Chia.Fa.

Serve un partner industriale o finanziario. E anche tagli al costo del lavoro, diventato insostenibile dopo le stabilizzazioni. Questi i due perni del piano di ristrutturazione che martedì mattina Teresa Maran, presidente dell’omonima azienda di recupero credito in forte crisi, con circa 300 dipendenti a Spoleto, ha messo sul tavolo  del vicesindaco Maria Elena Bececco e dell’assessore Corrado Castrovillari, ma soprattutto dei rappresentanti sindacali, che hanno reagito «rigettando qualsiasi proposta che preveda solo tagli occupazionali e riduzioni del salario».

Maran ha bisogno di un partner Nel merito del documento elaborato dall’azienda in crisi, con l’aiuto del consulente esterno Andrea Marzapane, anche lui presente all’incontro, si entrerà però il prossimo 16 gennaio, quando sotto la lente finiranno i dettagli della ristrutturazione, che al momento sembra non poter comunque prescindere dall’intervento di un investitore. Cinque sarebbero le manifestazioni di interesse arrivate nel quartier generale di Santo Chiodo della Maran (stabile peraltro di proprietà della Spoleto Credito e servizi recentemente fallita), ma non è noto chi si sia fatto avanti in questi mesi per rilevare parte o la totalità delle quote dell’azienda fondata da Nazzareno D’Atanasio, scomparso improvvisamente nel 2015.

Taglio del costi del lavoro Quello che è stato ribadito dalla presidente Maran e dal manager Marzapane è l’insostenibilità del costo del lavoro, che non rende più competitiva l’azienda sul merccato di riferimento (soprattutto finanziario) e ha sensibilmente ridotto i margini di guadagno delle commesse. Nel comparto dei call center, infatti, la stabilizzazione dei dipendenti è ovunque un’utopia, che a Spoleto si era invece realizzata proprio per volere di D’Atanasio e degli stessi operatori, che per maggiori tutele hanno rinunciato ad alcune ore di lavoro e quindi a soldi in busta paga. In questo senso sono stati quindi messi in cantiere tagli al costo del lavoro che, verosimilmente, potrebbero tradursi con il ritorno ai contratti di collaborazione continuativa, ma non è escluso che più in generale possa servire un alleggerimento dell’organico aziendale, comunque da riorganizzare.

@chilodice

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