di Chiara Fabrizi
Si preparano a lasciare sul campo in media 3 mila euro ciascuno i circa 170 lavoratori di R&S, la società in concordato e collegata a Maran, al centro di un’istanza di fallimento depositata il 9 novembre scorso al tribunale di Spoleto dall’amministratore Andrea Marzapane: di soldi nelle casse di R&S non ce ne sono più.
Per 176 salta il pagamento degli arretrati La novità è emersa martedì nell’ambito di una riunione tra il manager, che ha definito a suon di tagli l’operazione di salvataggio dell’azienda del recupero credito, e le organizzazioni sindacali: per gli ex dipendenti della società Maran non sono emerse criticità e per giovedì è atteso il pagamento degli arretrati, gli stessi che invece non potranno essere incassati dai 170 colleghi che erano dipendenti di R&S a prescindere se siano poi stati riassunti dalla Nuova Maran di Hoist o siano rimasti senza posto di lavoro dai primi di ottobre oppure, ancora, rientrino tra la quarantina usciti d’estate con la conciliazione.
Batosta agli ex di R&S Tutti gli ex di R&S, infatti, vantano crediti con l’azienda, che i sindacati in media stimano tra 2.500 e 3 mila euro, mentre la forchetta varia dal minimo di 1.500 euro al massimo di 6 mila. Per gran parte di loro la montagna di arretrati è composta del 65 per cento della mensilità di agosto, dell’intero stipendio di settembre, da cinque o dieci giorni di ottobre a seconda dei casi, più i ratei maturati su tredicesima e quattordicesima, ferie e permessi non goduti. E’ l’ennesimo boccone amaro per i lavoratori che sulla carta restano creditori, ma difficilmente riusciranno a incassare le spettanze: magra consolazione solo per gli ex di R&S licenziati cui il Fondo di garanzia riconosce il versamento delle ultime tre mensilità.
A rischio anche gli arretrati pre concordato Alla luce dell’istanza di fallimento, ovviamente, sono a rischio anche gli arretrati maturati prima della presentazione del concordato di R&S, avvenuto come per Maran a fine gennaio 2018. In questo caso i crediti vantati dai lavoratori, compresi la quarantina usciti dall’azienda l’estate scorsa con la conciliazione, sono anche più consistenti: metà stipendio di ottobre e metà di novembre, l’intera mensilità di dicembre, ratei della quattordicesima, ferie e permessi non goduti. Sarebbe l’ennesima batosta. Per provare a difendersi arrivano gli avvocati delle sigle sindacali, che parteciperanno all’assemblea di venerdì.
@chilodice
