di Chia.Fa.
«Manodopera esterna in sostituzione di chi sciopera». Questa la denuncia sindacale che arriva dallo stabilimento Cementir di Spoleto dove martedì è stata formalmente aperta la procedura di licenziamento per 21 lavoratori, otto della cava che hanno già scioperato e tredici dell’impianto, in esubero per l’azienda che ha quindi attivato la mobilità per un quarto dei dipendenti, complessivamente 96 quelli in organico. Sull’ultima vertenza che si abbatte sulla città è intervenuto venerdì il Pd, chiedendo al sindaco un consiglio comunale aperto per fare il punto anche sulla ex Pozzi.
«Manodopera in sostituzione di chi sciopera» Stando a quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, rappresentate Fillea-Cgil e Filca-Cisl, «il 13 settembre in occasione della proclamazione dello stato di agitazione, l’azienda ha fatto sostituire un motore dell’impianto solfato ferroso utilizzando una ditta esterna». L’intervento per i sindacati «non era indispensabile e non rientrava nelle operazioni di messa in sicurezza, tanto che si sarebbe potuto effettuare il giorno dopo, al rientro dei dipendenti dallo stato di agitazione», che nel frattempo è stato proclamato in tutti gli stabilimenti Cementir. Complessivamente, infatti, la procedura di licenziamento attivata dal Gruppo prevede cento licenziamenti in vari siti produttivi, tra cui quello di Spoleto che rischia 21 posti. Ma non è tutto. La direzione del lavoro, riferiscono i segretari territoriali Cristian Benedetti ed Emanuele Petrini, ha organizzato il lavoro senza tenere conto dello stato di agitazione «programmando per sabato – spiegano i sindacalisti – un turno straordinario per due dipendenti». Inutile dire che per i rappresentanti dei lavoratori e gli operai stessi si tratta «dell’ennesimo schiaffo ai lavoratori in lotta per difendere il proprio posto di lavoro, oltreché un pessimo segnale sulla vertenza in cui c’è in gioco il futuro delle famiglie di tutti i lavoratori Cementir di Spoleto e non solo».
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