di Chiara Fabrizi
Gli hanno dato un ultimatum. E lui, Giuseppe Podella proprietario dello storico marchio Spigadoro, non ha affatto gradito. Mercoledì le istituzioni regionali e comunali hanno incontrato i rappresentanti sindacali dei lavoratori e, a quanto trapela, palazzo Cesaroni avrebbe comunicato la presenza di un imprenditore interessato.
L’ultimatum a Podella Lo hanno chiamato per comunicargli che entro 24-48 ore avrebbe dovuto dare una risposta al tavolo di crisi che la Regione, a quanto pare, ha aperto sul pastificio di Sant’Eraclio. «Hanno fatto un incontro (quello di mercoledì, ndr) e non ci hanno neanche invitato, mi chiamano dopo due giorni per dirmi che ho poche ore per dare una risposta, ma io onestamente non so neanche che risposta vogliano, si divertono a dire panzane, cercano un colpevole e io non ho alcuna intenzione di stare al loro gioco». Un ultimatum, insomma, che lo ha mandato su tutte le furie. «Mi dicono ‘vieni che cerchiamo una soluzione con le banche’, ma quali banche che questa è un’azienda in liquidazione, per anni mi hanno fatto fare avanti indietro tra Gepafin (la finanziaria di cui la Regione è socio di maggioranza, ndr) e Sviluppumbria ma che mai mi avessero aiutato».
La Regione e l’imprenditore L’accelerazione sui tempi arriva a margine dell’incontro di mercoledì tra Regione, Comune di Foligno e sindacati. Un confronto convocato da palazzo Cesaroni per far luce su quanto successo negli ultimi mesi intorno allo stabilimento di Sant’Eraclio. Nell’oretta scarsa di lavori, a quanto trapela, i rappresentanti della Regione avrebbero più volte accennato ad un imprenditore interessato all’affitto, con impegno all’acquisto, di un ramo dell’azienda. L’ultimatum a Podella, che ad oggi è il proprietario della Spigadoro, sembrerebbe essere nato proprio a seguito di questa manifestazione di interesse. Al momento però non è dato sapere il nome di questo soggetto entrato da poche ore nella delicata partita Spigadoro. Tutti incrociano le dita e auspicano la serietà di questo imprenditore, specie dopo la disavventura registrata all’inizio del mese con la cordata di imprenditori laziali capitanati dal professore Bernardino Quattrociocchi.
I sindacati Per i rappresentanti dei lavoratori è importante iniziare a discutere sui fatti. Insomma basta con le chiacchiere ormai è arrivato il tempo di agire. E chiunque abbia avviato contatti seri con imprenditori interessati si sbrighi a comunicarli alle parti interessate. Anche perché appeso a un filo, oltre ai capitali investiti, ci sono 55 posti di lavoro e un marchio storico e glorioso che giorno dopo giorno rischia di perdere importanti quote di mercato.


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