Pasta Spigadoro

di Chiara Fabrizi

Anche in Germania non capiscono cosa stia succedendo alla Spigadoro. Da trent’anni importano regolarmente e con orgoglio la pasta prodotta nello stabilimento di Sant’Eraclio ma oggi nessuno risponde più alle loro chiamate, alle loro mail. Tanto che un importante importatore tedesco contatta Umbria24.it: «Abbiamo letto i vostri articoli, che sta succedendo?». È l’altra faccia della stessa medaglia, quella della crisi di un’altra eccellenza umbra, che si rimpiange anche al di là delle Alpi.

Mandano una mail e poi più niente Nel sud est della Germania, precisamente negli uffici di uno dei più grandi distributori di prodotti made in Italy d’Europa, si interrogano su cosa possa essere capitato al proprio partner storico. Anche perché non più di due settimane fa hanno ricevuto una mail dalla Spigadoro che li invitava ad aggiornare l’elenco dei fornitori inserendo il nuovo marchio «Pasta Spigadoro srl». Probabilmente ad inviare la richiesta devono essere stati quelli a cui tutti, fino a un paio di giorni fa, guardavano come i nuovi affittuari dell’azienda, gli imprenditori di Latina. «Nella mail era specificato tutto – racconta una dipendente italiana dell’azienda tedesca – nuova partita iva, appoggi bancari, nuovo proprietario».

Importano Spigadoro da 30 anni E da Stoccarda naturalmente hanno risposto positivamente, dando conferma della registrazione del nuovo marchio nell’elenco fornitori e soprattutto richiedendo il classico ordinativo mensile. Lo stesso da trent’anni. Poi però non succede nulla. La pasta non arriva, i telefoni a Sant’Eraclio suonano a vuoto e alla ripetute mail che inviano dai computer di Stoccarda nessuno risponde. E loro ora non sanno cosa fare, non vorrebbero assolutamente sostituire un prodotto che da anni distribuiscono con soddisfazione nei ristoranti di mezza Germania e negli alimentari specializzati in prodotti italiani. Ma non hanno molta scelta.

«Aspettiamo ancora un po’» Hanno deciso con il titolare dell’azienda di attendere ancora qualche giorno nella speranza che qualcuno da Foligno comunichi qualcosa. «Ci teniamo in particolare modo a questa pasta – spiega la dipendente – tanto che qualche anno fa una nostra delegazione è anche venuta a far visita allo stabilimento di Sant’Eraclio, quindi cercheremo di temporeggiare quanto possibile anche se è evidente che ci siamo dovuti organizzare nel caso la situazione resti quella attuale».

Cosa sta succedendo? Non è al momento chiaro cosa abbia potuto far saltare quella che sembrava una trattativa ormai conclusa. In un’intervista al Corriere dell’Umbria Bernardino Quattrociocchi di Latina, che avrebbe dovuto essere il nuovo amministratore delegato, parla di un non meglio specificato «imprevisto burocratico» che avrebbe buttato all’aria mesi di lavoro. Ma nessun dettaglio. Mercoledì il sindaco di Foligno Nando Mismetti ha incontrato l’ad Aldo Podella per comprendere nel dettaglio la situazione dello stabilimento.

I 55 lavoratori I dipendenti intanto continuano la mobilità iniziata il 29 agosto, non hanno ancora visto lo stipendio di settembre e, con la produzione ferma ormai da un paio di mesi, vivono nell’incertezza. Anche loro, inutile dirlo, speravano nella cordata laziale.

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2 replies on “Spigadoro, sconcerto dell’importatore tedesco: «Non ci rispondono, valuteremo alternative»”

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