La discarica delle macerie di Misciano (foto Fabrizi)

di C.F.

Bene i controlli e la tracciabilità, ma soltanto il 15 per cento delle macerie del sisma è stato riutilizzato e serve fare di più per incentivarne il riutilizzo. Questa la fotografia scattata dall’Osservatorio regionale sulla criminalità organizzata della Regione Umbria che ha compiuto una prima istruttoria sulla filiera delle demolizioni e del recupero dei resti di case e aziende piegate dal terremoto del 26 e 30 ottobre 2016, che ha prodotto circa 170mila le tonnellate di macerie di proprietà dei Comune e accumulate tra le ex cave di Misciano e Castelluccio, entrambe nel territorio comunale di Norcia.

«Fare di più per le macerie, riciclato solo il 15 per cento» In particolare, però, sotto la lente dell’Osservatorio antimafia è finito l’ultimo step del percorso che dovrebbero compiere le macerie, ovvero quello del rimpiego nei cantieri sia come pietrisco destinato ai lavori stradali per le macerie di pezzatura maggiore (30-50 millimetri) che per una serie più ampia di impieghi edili per quanto riguarda i resti più piccoli (zero-44 millimetri). Tecnicamente, come viene ricordato con l’istruttoria, «le macerie sono un non rifiuto, risultando cioè pronte per l’impiego, con lotti di 3 mila metri cubi classificati come aggregati riciclati marchiati Ce». Eppure, malgrado i rincari delle materie prime, i cumuli di restano a Misciano e Castelluccio, perché «finora questi materiali sono stati minimamente utilizzati, per appena il 15 per cento, perché di fatto non esiste un mercato competitivo», ritengono dall’Osservatorio.

Osservatorio Antimafia chiede una legge regionale In questo senso, viene da sé che il problema rilevato è quello relativo alla mancata introduzione di «norme che incentivino l’effettivo impiego dei materiali a fronte – viene ricordato nell’istruttoria – della presa in carico da parte di Regione Umbria (per mezzo della Valle Umbra Servizi) di tutto il processo di recupero, accumulo e trattamento per il successivo riutilizzo». Per tentare di superare l’impasse, dunque, sul tavolo di Palazzo Donini sono state messe una serie di proposte a cominciare dal varo di una «legge regionale (un esempio è in Veneto), che incentivi e semplifichi il recupero delle macerie direttamente nei cantieri, anche attraverso impianti mobili». Per l’Osservatorio, poi, in una fase in cui sono a disposizione della ricostruzione 170mila tonnellate di macerie occorrerebbe «disincentivare con strumenti economici e fiscali il prelievo nelle cave di materiali vergini» valutando anche di applicare «lo stesso trattamento per l’eventuale smaltimento in discarica dei rifiuti di costruzione e demolizione».

@chilodice

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