di Chiara Fabrizi
«Paga stipendi e contributi, ma anche quote previdenziali e sanitarie, poi procedi al licenziamento collettivo». Questo in estrema sintesi il contenuto della comunicazione che venerdì sera le organizzazioni sindacali hanno recapitato all’amministratore delegato di Elettrocarbonium, Michele Monachino.
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Stipendi e licenziamento collettivo La decisione è stata presa giovedì pomeriggio nell’ambito dell’assemblea dei lavoratori seguita al documento con cui l’avvocato Marco Petrucci, liquidatore di Sgl Carbon proprietaria della fabbrica di Narni, ha formalmente reso noto di aver interrotto le trattative con l’ad Monachino. Il progetto Elettrocarbonium è quindi naufragato a meno di un anno dal suono della sirena dello stabilimento, che ne luglio scorso segnò la ripresa della produzione di elettrodi di grafite con 117 anni di storia. Le segreterie territoriali e nazionali delle sigle sindacali si sono quindi lanciate in pressing sull’ad Monachino per ottenere il pagamento delle due mensilità di stipendio arretrato, più i contributi. L’obiettivo, amaro ma vero, è anche quello di ottenere rapidamente il licenziamento collettivo della settantina di lavoratori ex Sgl Carbon dall’aprile scorso progressivamente riassunti da Elettrocarbonium.
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Tutele per i lavoratori La formula del licenziamento collettivo permetterebbe di tutelare le tute blu, assicurando agli over 50 il recupero del residuo di mobilità attivato dopo la chiusura di Sgl Carbon e ai più giovani, invece, di accedere alla Naspi introdotta dal governo Renzi. Quale sarà la reazione di Monachino, che peraltro fino ad alcuni giorni fa insisteva per l’attivazione della cassa integrazione ordinaria, lo si capirà nelle prossime ore. Intanto venerdì gli operai sono tornati al lavoro anche se gli impianti sono spenti e il sito industriale ha subito il distacco del gas. Durante il turno si è inevitabilmente discusso del progetto naufragato drammaticamente con la rabbia di chi fatica a vedere un futuro, che effettivamente al momento non esiste. La partita intorno alla fabbrica di Sgl Carbon è tutta da rigiocare e sul tavolo ci sono numerose incognite.
Sgl fa la voce grossa Nel documento inviato giovedì, l’avvocato Petrucci ha fatto la voce grossa, pressoché escludendo gli enti da future trattative: «Sgl rimane disponibile, pur sempre nell’ambito dei limiti del proprio dovere di perseguire il buon fine della liquidazione in corso, a valutare anche le proposte di acquisizione che dovessero pervenirle da parte di eventuali investitori che fossero ancora una volta individuati dagli Enti, ma di non essere più disponibile né ad accettare nuove richieste di sospendere/rallentare le proprie attività di liquidazione in attesa che gli Enti ricerchino nuovi potenziali investitori, né a discutere nuovamente con gli Enti, anziché direttamente con tali nuovi eventuali investitori, del contenuto delle future trattative/modalità di cessione del sito industriale di Narni e dei suoi impianti».
Futuro e incognite Sgl è, però, anche la proprietaria della fabbrica e quindi la responsabile della bonifica, che in continuità produttiva costa 7,2 milioni di euro, ma ben altre cifre se il sito industriale dovesse essere dismesso. Interessi che vengono pesati proprio a causa di Sgl che dopo 117 anni di attività ha optato per l’interruzione della produzione e la chiusura del sito industriale di Narni. In questo senso, appare anche interesse di Sgl trovare una soluzione solida per il futuro degli stabilimenti di via del Lavoro. Tutte questioni che verosimilmente dovranno essere affrontate dal ministero dello Sviluppo economico e da Sgl casa madre, nell’ambito di un incontro che in caso di tragico epilogo istituzioni e sindacati avevano già segnato in agenda.
Botta e risposta tra Bruschini e De Rebotti La fine di Elettrocarbonium ha inevitabilmente agitato anche le forze politiche di opposizione, con il capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, Sergio Bruschini che ha affermato: «Sindaco e assessore hanno suonato la sirena e tutti abbiamo applaudito e offerto credito, che evidentemente non era ben riposto, anzi ritengo che conoscessero i problemi e le criticità e non si sarebbe dovuti arrivare alla situazione attuale. Sindaco e assessore quindi rassegnino le dimissioni e si rimetta in discussione». La replica del primo cittadino Francesco De Rebotti non è tardata: «Il nostro dovere è non lasciare nulla di intentato al fine di garantire il lavoro e la ripresa della fabbrica. A tal proposito ci impegneremo, come e più di prima, al raggiungimento di questo risultato, difficile, complesso e su cui confidiamo di incontrare l’impegno e la stessa motivazione nelle altre istituzioni. Personalmente impegno, passione e pure la faccia ce l’ho messa, la metto e continuerò a metterla, in ogni occasione, in ogni passaggio per cercare di dare un contributo alla soluzione positiva della vicenda».
Twitter @chilodice

ma certo che il sindaco sapeva cosa sarebbe successo e ora e’ molto facile che non paghino ne gli arretratie e la mobilita’ perché i soldi necessari al welfare sono finiti e l’europa sta chiudendo i rubinetti. auguroni.