di M. To.
La tensione è palpabile e anche martedì, nel corso dell’ennesima assemblea che si è svolta alla Sgl Carbon, i lavoratori hanno ribadito la necessità che la multinazionale tedesca che controlla il sito si esprima alla svelta e dica quali sono le sue reali intenzioni.
La paura Perché il sospetto è che lassù, in Germania, abbiano già deciso di chiudere lo stabilimento narnese. Ma che stiano aspettando chissà che per dirlo. L’atteggiamento di Klaus Unterharnscheid, il responsabile della linea elettrodi-grafite del gruppo, non aveva del resto lasciato adito a troppe interpretazioni quando, a metà gennaio, si era incontrato con i rappresentanti del governo italiano.
Le proposte «In quella sede – dice l’assessore narnese Marco De Arcangelis, che ha preso parte all’assemblea – non è bastato che il governo ipotizzasse ulteriori ribassi del costo dell’energia (che utilizzando strumenti vari potrebbe portarlo al livello di quello spagnolo; ndr), o che i sindacati offrissero il massimo della disponibilità e garantire una trattativa equilibrata (ipotizzando anche il possibile ricorso agli ammortizzatori sociali; ndr)». Loro, i tedeschi, avevano infatti risposto ‘no’ a tutto.
Rossi Sulla vicenda torna ad intervenire il senatore del Pd, Gianluca Rossi, secondo il quale «bisogna fare in fretta, per scongiurare l’aggravamento di una situazione già critica. La condizione di preoccupazione e allarme in cui versano da tempo i lavoratori di Sgl Carbon deve incontrare l’attenzione del ministero dello sviluppo economico. Per questa ragione, assieme agli altri parlamentari umbri Gotor, Lucidi e Verini (con i quali aveva partecipato ad un’assemblea in fabbrica; ndr) ho inviato una richiesta di incontro al ministro Zanonato e al sottosegretario De Vincenti».
I ricatti Secondo Rossi, «Sono sotto gli occhi di tutti gli effetti della decennale noncuranza verso le scelte industriali delle multinazionali e ora serve, come non mai un balzo in avanti, al fine di prevenire i danni di eventuali – ma non improbabili – ricatti occupazionali da parte della multinazionale che ha in mano le sorti del sito narnese».
I tempi Ricatti o no, però, dicono i sindacati, ormai il tempi stringe: «I lavoratori (sono 110 quelli che lavorano alla Sgl Carbon, ma i posti di lavoro complessivi in gioco, indotto compreso, superano le 20 unità; ndr) vogliono sapere, in fretta, cosa ha davvero in mente di fare la multinazionale. Questo atteggiamento, oltre che essere incomprensibile è anche davvero poco rispettoso della dignità di persone e di una comunità intera che per questa azienda ha sempre avuto, invece, grande rispetto».
Le indiscrezioni Il governo, peraltro e stando a notizie non ufficiali, avrebbe già fatto un primo ‘passaggio’ nei confronti della multinazionale e si sarebbe in attesa di un riscontro. Per venerdì mattina, intanto, i sindacati hanno già convocato una nuova assemblea con i lavoratori. Potrebbe essere l’occasione per prendere decisioni importanti.
