Una manifestazione alla Sgl Carbon

di Marco Torricelli

Che salvare lo stabilimento non sarebbe stato facile lo sapevano bene. E così, dopo le manifestazioni di protesta – anche clamorose – e i vertici ai quali la proprietà tedesca non si è nemmeno presentata, adesso alla Sgl Carbon è arrivato il momento delle decisioni ultimative.

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L’assemblea E venerdì, nel corso di un’assemblea, i sindacati hanno esposto ai lavoratori del sito narnese quelle che sono le ultime novità, le idee emerse e le possibili soluzioni. Che presuppongono sacrifici, ma che potrebbero permettere allo stabilimento di sopravvivere. Incassando il ‘via libera’ degli stessi lavoratori.

I cinesi Da quanto emerso nel corso della riunione con i liquidatori della Sgl Carbon, Mauro Montani e Marco Petrucci, un’ipotesi di cessione dello stabilimento narnese ci sarebbe, anche se tutta da verificare. A farsi avanti sarebbe stata la cinese Sichuan Shida, un colosso nella produzione mondiale di elettrodi di grafite che è alla ricerca di un sito europeo da utilizzare come testa di ponte per il mercato continentale.

Le condizioni Il responsabile della linea elettrodi-grafite del gruppo Sgl, Klaus Unterharnscheidt, aveva chiarito, in una lettera inviata al governo italiano che rispetto a «qualsiasi offerta di acquisto pervenga per lo stabilimento di Narni, prima di avviare una qualsiasi verifica in merito alla vendita del sito, i nostri liquidatori dovranno accertare l’affidabilità del potenziale acquirente e vagliare i termini dell’offerta riguardo al piano di liquidazione, la tempistica, le risorse finanziare e tutti gli altri prerequisiti del caso».

I tempi Ed è proprio sulla tempistica, più che sugli altri requisiti, che si è concentrata l’attenzione dei sindacati: «Una trattativa come quella che potrebbe portare la Sgl Carbon a passare di mano – dice Fabrizio Framarini, della Femca Cisl – non è né semplice e né breve ed è per questo che abbiamo chiesto al ministero dello sviluppo economico di aiutarci a costruire una strategia in grado di permettere allo stabilimento di continuare a lavorare almeno fino alla fine dell’anno».

Le modalità Una cosa non facile, visto che le scorte di materia prima sono praticamente esaurite, che i tedeschi non hanno nessuna intenzione di fornirne di nuova e fare ricorso al mercato non è semplice, dal momento che i commissari liquidatori non possono certo autorizzare acquisti che produrrebbero indebitamento.

La politica I lavoratori hanno ricevuto la visita del parlamentare europeo del Ppe, Paolo Bartolozzi, che ha messo in evidenza «la necessità di coinvolgere la Confindustria al tavolo, per trovare una soluzione alla vertenza». Dopo l’interrogazione parlamentare di cui Bartoluzzi è stato il promotore e che ha visto la firma di altri 14 suoi colleghi, «la società che prima voleva cessare la produzione ora si è dimostrata aperta a vendere. Dobbiamo – ha spiegato Bartolozzi – quindi impegnarci tutti affinché il ministero convochi al tavolo la Confindustria, insieme ai sindacati e alle istituzioni, per valutare le possibili proposte».

La ‘cassa’ Un’ipotesi potrebbe essere quella «di concordare, con il ministero, un percorso che preveda il ricorso alla cassa integrazione per un certo numero di addetti – spiega Franco Di Lecce, della Uilcem Uil – togliendoli di fatto dal bilancio aziendale e utilizzando i fondi corrispondenti per acquistare materie prime e far andare gli impianti, così da alimentare un piccolo ‘fondo rotativo’ in grado di tenere in vita le produzioni e la speranza».

Nuovo vertice Anche perché all’interno dello stabilimento sono ancora fermi un bel po’ di elettrodi già pronti per essere spediti ai clienti in attesa e il loro valore milionario potrebbe rappresentare un punto di partenza importante per quella che si potrebbe definire una gestione transitoria dello stabilimento. Se ne riparlerà il 28, in un nuovo incontro con i liquidatori. In attesa dei cinesi.

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