di Ivano Porfiri

Senza etica non c’è ripresa. E’ quasi un mantra quello che scaturisce dalla XXII conferenza su ‘Etica ed economia di Nemetria, che si è svolta a Foligno. Un richiamo generale al valore della responsabilità, individuale e collettiva, che viene da imprese e sindacati. Col ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, a recepire e rilanciare: «Davanti a noi abbiamo una domanda su tutte: sì allo sviluppo, ma quale sviluppo?».

Dal lavoro alle rendite E’ stato il vice presidente di Confindustria, Ivan Lo Bello, a lanciare l’allarme: «quella che viviamo – ha detto – è una vera e propria “emergenza etica”». Per l’ex numero uno di Confindustria Sicilia, «lavoro e impresa stanno cambiando – ha detto -, mentre alcuni pezzi delle istituzioni del paese non riescono a cambiare». Per uscire dalla «crisi morale ed etica, che – sottolinea Lo Bello – non è solo frutto della politica, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, non rassegnarci a comodi alibi grazie ai quali nel nostro paese, da alcuni decenni, il tema centrale da imprese e lavoro si è spostato a rendite e corporazioni».

Tasse tomba dell’economia Anche secondo il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, «bisogna ripartire dall’etica, dalla persona. Se non si riparte da quella, difficilmente l’economia si riordina, perché è nel disordine che c’è sulla persona che si genera un’economia che sta degenerando e la classe dirigente che non ce la fa a riprendere una strada coerente». Per Bonanni, «l’interesse generale si genera dalla responsabilità» e il segretario Cisl ha invitato a riscoprire la strada della partecipazione». Ma Bonanni ha parlato anche della stretta attualità con un forte monito contro le tasse che, ha detto, sono «la tomba della nostra economia». «La questione delle tasse – ha specificato – è centrale, sia perché è giusto che le persone che guadagnano poco riabbiano indietro le troppe tasse che pagano, e poi perché i consumi vanno sostenuti».

Primo: dare lavoro ai giovani A rappresentare quella fetta di imprese che, anche durante la crisi, hanno saputo mantenere dritta la barra della crescita, il Chief Corporate Operation Officer dell’Eni, Salvatore Sardo. «La principale sfida per la nostra economia – ha afermato – è assorbire la nuova disoccupazione. Noi assumiamo 500 giovani l’anno, ma non basta. Per questa ragione investiremo, otto miliardi nei prossimi 4 anni. Tuttavia «la creazione di opportunità sarà possibile – secondo Sardo – solo se saranno superati gli infiniti veti, le varie sindromi ‘Nimby’ o similari, le opposizioni bipartisan alle iniziative di investimento e solo se si porrà al centro il tema dell’istruzione».

Davanti a un bivio Ma chi può e deve fare qualcosa per cambiare le cose è, in primis, il governo. Secondo il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, «abbiamo bisogno di rimetterci a studiare, non solo i ragazzi, ma come Paese, presi come siamo ogni giorno dalle battute: dobbiamo discernere tra quello che è importante da quello che lo è meno. Altrimenti reagiamo sistematicamente agli stimoli del momento, mentre altri hanno investito da anni. Allora se si parla di sviluppo, dobbiamo scegliere quale sviluppo». E il bivio, secondo il ministro, è «tra un sistema che cresca molto ma che sia vulnerabile o uno che cresca meno e sia meno vulnerabile». La scelta, in questo senso è obbligata: «occorre puntare su un “benessere equo e sostenibile”», ma anche c«ripensare i sistemi di protezione sociale». Anche il nostro sistema di welfare, infatti, «non è adatto a crisi così lunghe, è stato pensato per crisi brevi e violente, tipiche del capitalismo. Io continuerò a battermi – ha concluso Giovannini – perché venga adottato un sostegno all’inclusione attiva».

Emergenza in Umbria Uno sguardo sulla situazione umbra è venuto dalla presidente Catiuscia marini. «Viviamo in una fase della storia del nostro Paese davvero difficile e molto complessa – ha detto -. Soprattutto per i lavoratori, le loro famiglie, le imprese. Difficoltà che in Umbria, regione dove è forte la presenza delle piccole e medie imprese, avvertiamo in maniera particolare. E ciò sta determinando una vera e propria emergenza sociale. Purtroppo  la leva degli ammortizzatori sociali, che sin qui abbiamo utilizzato e che è servita quantomeno a mitigare i pesantissimi effetti negativi della crisi economica, rischia di non essere sufficiente. Ma il problema ancor più serio, accanto a quello della crisi del mercato del lavoro, è quello che riguarda i giovani e le loro prospettive. Non possiamo quindi perdere l’occasione della nuova programmazione dei fondi comunitari: saranno queste – ha concluso la presidente – le uniche risorse che avremo a disposizione per mettere in atto serie politiche di sviluppo locale che ci possano aiutare a fronteggiare una situazione economica ed occupazionale molto difficile, e per scongiurare l’aggravarsi della già seria emergenza sociale che si vive nel Paese».