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di C.F.

Se gli investitori americani presenti in Umbria ritirassero i propri capitali piazzati sul territorio andrebbero in fumo 165 milioni di export regionale. Lo rileva uno studio di Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno, ma che allarga sempre l’analisi alle dinamiche di tutte le regioni italiane, che ha esaminato un potenziale effetto collaterale, fin qui per la verità poco considerato, dell’introduzione dei dazi voluta dall’amministrazione americana di Donald Trump.

In particolare, Svimez e Il Sole 24 Ore calano la lente sull’impatto che la guerra commerciale potrebbe avere anche sulle dinamiche di investimento americane, che in Italia controllano (i dati sono del 2022) circa 2.600 imprese con oltre 350 mila addetti. In ballo, secondo lo studio, ci sono 43,3 miliardi di euro di export, cioè una fetta della torta che pesa circa il 7 per cento. La quota umbra, rispetto anche alle altre regioni del Centro Italia, è poca cosa e, nella dinamica qui analizzata, vale appunto 165,1 milioni a fronte di un export che nel 2024 è valso la vendita di beni e servizi per 5,9 miliardi. In altre parole se gli investitori americani si sfilassero, il danno potrebbe portare una contrazione del 3 per cento delle esportazioni umbre, che stanno vivendo una fase di volatilità e incertezza. Sì, perché tra gennaio e giugno le imprese hanno venduto all’estero beni per 3 miliardi di euro esatti, con un calo del 2,3 per cento rispetto allo stesso periodo di un anno fa, ma nel secondo trimestre si parla di un -8,7 per cento.

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