«Dissenso col partner cinese», «dimissioni dal Cda e da qualsiasi incarico» e «rammarico». Queste le parole chiave della posizione espressa dal Gruppo Angelantoni Industrie, mentre a Massa Martana, davanti ai cancelli della società partecipata Angelantoni life science, di cui ormai detiene solo una quota di minoranza, la Cgil coi lavoratori in sciopero chiede un piano industriale, denunciando la paralisi produttiva.

In una nota stampa diffusa da Confindustria, il presidente della holding, Gianluigi Angelantoni, ha voluto «precisare con fermezza la propria totale estraneità alla gestione aziendale da oltre due anni», affermando «di non avere alcuna responsabilità nelle scelte che hanno condotto all’attuale scenario». Nella posizione del Gruppo umbro viene spiegato che nel «luglio 2021 Angelantoni Industrie ha ceduto il controllo di Als alla Antolin di Zhejiang (Cina), trasferendogli il 70 per cento delle quote, nell’ambito di una più ampia strategia di riorganizzazione del Gruppo, finalizzata a focalizzarsi sul core business delle camere per test ambientali».

La mossa, ormai risalente a quattro anni fa, sarebbe stata «dettata dalla volontà di rafforzare Als attraverso un partner che, al tempo, si presentava come strategico: Antolin è scritto nella nota – era portatore di nuove prospettive di crescita, grazie alla sua capacità di favorire l’ingresso nel promettente mercato cinese, l’accesso al settore farmaceutico e l’espansione delle capacità produttive di Als».Nonostante il Gruppo umbro spieghi di aver voluto «mantenere il 30 per cento della società, con l’obiettivo di garantire continuità e presidio nel settore biomedicale», gli sviluppi delle relazioni sociali coi partner cinesi e soprattutto delle sorti di Als si sono distanziate di molto dalle previsioni.

Antolin, infatti, «a partire dal dicembre 2022 – è sempre scritto nella nota diffusa da Confindustria – ha progressivamente escluso Angelantoni industrie da ogni attività gestionale e decisionale», tanto che alla fine il presidente Gianluigi Angelantoni «ha rimesso le deleghe operative e rassegnato le dimissioni dalla carica di consigliere in Als, in seguito al costante dissenso con le scelte della governance cinese e all’assenza di flussi informativi sull’andamento dell’azienda», di cui è comunque socio al 30 per cento. In questo senso, il Gruppo umbro esprime «profondo rammarico per l’evolversi di una vicenda che danneggia non solo economicamente, ma anche a livello reputazionale il nome Angelantoni, costruito in oltre 90 anni di attività all’insegna dell’innovazione, della serietà e del radicamento territoriale».

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