Rinnovo del contratto del commercio e della grande distribuzione, scaduto ormai da 23 mesi, l’aumento in busta paga di 85 euro e il rispetto di quelli che vengono definiti «alcuni imprescindibili diritti». Cgil, Cisl e Uil dopo lo sciopero di sabato sono tornati a parlare, in una conferenza stampa, della situazione del settore nella regione e a formulare una serie di richieste a Federdistribuzione. Secondo i dati forniti mercoledì da Valerio Natili della Fisascat Cisl Umbria, Stefania Cardinali della Filcams Cgil e Maria Ermelinda Luchetti della Uiltucs Uil, nei luoghi più sindacalizzati, come ad esempio l’Ipercoop, l’adesione allo sciopero è stata mediamente del 65-70 per cento, con picchi del 90 per cento.
Adesioni Numeri più bassi invece in altre realtà «dove il sindacato – spiegano inizia a farsi sentire e sono stati dati primi e importanti segnali. Già a partire dalle numerose assemblee che, in quest’ultimo periodo, sono state organizzate in maniera unitaria». Tutto ciò in un contesto variegato dove Confcommercio, che rappresenta in prevalenza piccole e medie aziende e l’80 per cento del settore, ha già sottoscritto il rinnovo. «Un rinnovo – hanno spiegato i segretari – che Federdistribuzione considera insostenibile, proprio a causa della parte economica». A testimoniare alcune situazioni di difficoltà lavorativa e a prendere parte allo sciopero, soprattutto per i meno tutelati e con contratti a tempo determinato, sono stati proprio alcuni dei lavoratori presenti alla conferenza stampa.
Alzare la testa Lavoratori che «non vogliono essere considerati – come semplici pedine in un mercato che persegue, sempre di più, i tempi e le logiche del profitto e della liberalizzazione». Un contesto che, a questo punto, si proietta già allo sciopero del 19 dicembre, quando anche in Umbria si terrà una grande manifestazione, sempre che prima non venga sottoscritto il rinnovo tanto atteso. Quello di sabato scorso è stato «solo un primo e importante passo. I lavoratori – hanno concluso Cgil, Cisl e Uil – hanno alzato la testa e hanno detto no alla giungla di tutti contro tutti. Hanno voluto ribadire di non voler diventare schiavi di un mercato sempre più esigente e di avere invece dei propri diritti, che devono essere rispettati».
