Pierluigi Cecchini, della Uila Uil

di Marco Torricelli

Era inevitabile. Dalla corda, sempre più tesa, i segnali che arrivano si fanno sempre più preoccupanti. Il punto di rottura appare ormai quasi raggiunto e il rischio è che, se la situazione dovesse precipitare, ad essere raggiunti dal colpo di frusta sarebbero in parecchi.

Il volantino A far crescere la tensione, nelle ultime ore, è stato un volantino, affisso nella bacheca aziendale, dalla Uila, il sindacato di categoria della Uil. Obiettivo principale degli strali del sindacato è Unicredit, la banca che – essendo la principale creditrice di Sangemini – viene indicata come il soggetto che sta anche orientando le trattative in corso. Ma siccome nel testo si fa anche riferimento alle speranze alimentate nei tanti incontri istituzionali che si sono tenuti con le organizzazioni dei lavoratori e che, poi, non hanno trovato riscontri, c’è stato chi – amministratori e sindacalisti – lo ha interpretato come un attacco diretto.

La Uil «Io sono sinceramente stupito – dice Pierluigi Cecchini, che della Uila è il segretario provinciale – del fatto che si dia questa lettura ad un’informativa ai lavoratori nella quale, essenzialmente, si ribadisce che Unicredit sta facendo un gioco pericoloso, con un tira e molla fatto essenzialmente sulla pelle dei lavoratori stessi. Certo – concede – è innegabile che le tante cose sulle quali, tutti, ci siamo confrontati in questi mesi, abbiano via via cambiato aspetto e, con esso, anche le prospettive per la Sangemini, ma la nostra era una presa di posizione propositiva e non certo di rottura».

L’assemblea Per le 14 di mercoledì, intanto, è stata indetta l’ennesima assemblea ‘aperta’ – nel senso che la faranno davanti ai cancelli dello stabilimento – e nella quale i sindacati sperano di poter dare qualche notizia in più ai lavoratori, visto che nella mattinata dovrebbe svolgersi un nuovo vertice in Regione, nel corso del quale – questo almeno è l’auspicio – valutare quelle novità che vengono annunciate ormai come imminenti.

Unicredit Novità che non potranno prescindere oltre che dalla volontà di Sangemini, da quello che Pierluigi Cecchini indica come il principale protagonista della trattativa: Unicredit. «Una banca che non ci ha mai spiegato – attacca il sindacalista – come abbia permesso che la situazione di pesante crisi dell’azienda, che arrancava sotto 120 milioni di debiti a fronte di un fatturato di appena 60, si trascinasse così a lungo».

Le indiscrezioni Dal fronte Unicredit-Norda-Tramite arrivano, informalmente, segnali tranquillizzanti: la proposta di subentro sarebbe stata presentata alla Sangemini attraverso l’advisor – lo studio Gnudi di Bologna – e sarebbero praticamente superate anche le precedenti differenti interpretazioni su alcuni aspetti economici; ma non sarebbe ancora chiaro se quella è l’unica proposta all’esame dell’attuale proprietà e – altro tema sul quale ci sono interpretazioni differenti, da parte istituzionale e sindacale – se l’eventuale alternativa possa e debba essere presa in considerazione.

I tempi Anche su questo, infatti, la posizione della Uila Uil è netta: «Unicredit aveva detto che entro il 4 novembre il piano industriale per il salvataggio di Sangemini sarebbe stato pronto – dice Pierluigi Cecchini – e invece stiamo ancora aspettando, mentre sono state fatte circolare, non so quanto ad arte, tutta una serie di indiscrezioni, nelle quali si ipotizzavano tagli, anche drastici, al personale e altre misure che il sindacato che rappresento non potrebbe mai accettare. E contro questo metodo che noi ci siamo espressi e altre interpretazioni sono strumentali».

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