di Marco Torricelli
Venerdì a mezzogiorno il giudice Alessandro Nastri avrà da sbrogliare una matassa che definire aggrovigliata è un vero eufemismo. Per quell’ora, infatti, al tribunale di Terni è convocata l’adunanza del creditori della Sangemini.
L’udienza Si tratta dell’appuntamento già programmato per il 28 aprile e poi rinviato, in seguito alla richiesta di una fideiussione quasi milionaria da parte dell’Inps, che la voleva come garanzia per poter dare il proprio assenso all’avvio della procedura di concordato preventivo presentata dai legali di Sangemini. Solo che, nel frattempo, sono successe un bel po’ di cose.
L’inchiesta L’ultima, in ordine di tempo, è quella emersa martedì, con le notizie relative all’inchiesta relativa ad una presunta ‘associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di reati tributari, nonché truffa aggravata ai danni dello Stato’ della quale farebbero parte Roberto Rizzo e Grazia Bottiglieri, i proprietari di Sangemini. Quelli che chiedono il concordato preventivo ad un tribunale, quello di Terni, mentre c’è una procura della repubblica, quella di Torre Annunziata – che indaga su di loro.
La fideiussione Ma se quella vicenda potrebbe – per il giudice Nastri – non essere collegabile con l’argomento che lui dovrà affrontare venerdì, c’è un’altro paio di cose – di cui non si era ancora avuta conferma – che invece dovrà essere per forza oggetto dell’udienza. La prima è riportata nella ‘memoria’ che i legali di Sangemini hanno presentato in tribunale lunedì scorso: la fideiussione chiesta dall’Inps non c’è: «Nonostante la società si sia attivata su più fronti – scrivono gli avvocati al giudice – non è stato possibile ottenere il rilascio della richiesta garanzia».
L’Agenzia delle entrate La seconda cosa sulla quale erano filtrate delle indiscrezioni, ma che Umbria24 è ora in grado di confermare, perché contenute in una missiva inviata dall’Agenzia delle entrate allo stesso giudice Nastri, oltre che a Roberto Rizzo, ai legali ed ai commissari giudiziali. L’Agenzia, che ha ricontrollato le carte dopo la presa di posizione dell’Inps, non accetta più la proposta di transazione che le era stata prospettata.
La transazione La proposta fatta da Sangemini era di pagare i quasi 5 milioni di arretrati – tra Iva e ritenute – in cinque anni, con rate trimestrali e altri 192mila euro (il 10,5% del totale) di debiti con l’erario in tre rate semestrali. Il tutto a decorrere un anno dopo l’omologa del concordato. Proposta in un primo momento accettata, ma: il parere espresso dalla direzione regionale il 28 aprile – ha fatto sapere il 23 maggio scorso la direttrice provinciale, Diana Pelorosso – è da ritenersi totalmente superato e privo di effetti in quanto basato su elementi parziali della fattispecie, come comunicato dalla stessa alla scrivente direzione, si comunica che non può essere accolta la proposta di transazione così come formulata».
I creditori Tra le motivazioni della decisione dell’Agenzia delle entrate c’è anche la querelle relativa ai creditori e alla loro classificazione (tra ‘privilegiati’ e ‘chirografi’ c’è una sostanziale differenza, in quanto i secondi si devono accontentare di una piccola percentuale del credito maturato): la memoria degli avvocati di Sangemini, sul tema, si dilunga molto (in particolare sulla Vetreria Cooperativa Piegarese e sulla Cooperativa Consortile Trasporti Sangemini), ma l’ultima parola, anche in questo caso, spetterà al giudice.
I debiti 114 milioni, 361mila e 313 euro. A tanto ammontano i debiti accumulati da Sangemini. Una parte, circa 6 milioni e 900mila euro di debiti bancari ipotecari (la così detta ‘classe 1′) verrebbero pagati da Norda entro 60 giorni; un’altra parte, circa 14 milioni e 900 mila euro di debiti chirografari (‘classe 2′, prevelentemente creditori) verrebbero ridotti del 90% e pagati in quattro anni; una terza parte – quella più sostanziosa – di circa 76 milioni e mezzo di debiti bancari chirografari (‘classe 3) verrebbero ridotti del 99,9 e pagati in quattro anni. Per gli altri 16 milioni circa vengono previste formule varie di alienazione.
La proposta di Norda Per prendersi la baracca la famiglia Pessina aveva proposto di sborsare «15 milioni, 617mila e 323 euro» che sarebbero pagati in parte in contanti (sei milioni e 50mila euro), in parte con l’accollo dei debiti privilegiati bancari (sei milioni, 867mila e 323 euro) e in parte suddivisi in 24 rate mensili (un milione 250mila euro).
Le cifre in ballo Perché cinque milioni e mezzo la Sangemini li deve all’erario, circa un milione e 700mila euro li avanzano professionisti e fornitori, un milione e 100mila euro devono essere sborsati per cause da lavoro, circa 35o mila euro spettano ai dipendenti, 170 mila euro mancano dal fondo rischi e oneri per gli agenti, 100mila dal Tfr, circa 90mila devono essere liquidati al collegio sindacale. Il totale è di circa 10 milioni di euro.
Trabacca se ne va? Altro segnale inquietante, e che farebbe comprendere come la situazione del gruppo Rdb (Rizzo-Bottiglieri-De Carli) e conseguentemente di Sangemini, stia precipitando definitivamente, è quello rappresentato dal possibile abbandono della ‘nave’ da parte del Ceo del gruppo, Danilo Trabacca, che è stato protagonista di più di un vertice, in azienda e in prefettura, sullo stabililento delle acque minerali.
