di Marco Torricelli
Inattuabile. La procedura di concordato, per la Sangemini, sarebbe ormai, appunto, inattuabile. Le conclusioni a cui sarebbe arrivata la giudice Paola Vella – dopo l’incontro di lunedì con la proprietà e nonostante le fortissime pressioni a cui sarebbe sottoposta – aprirebbero uno scenario drammatico. Perché, se non ci saranno novità risolutive, una nuova procedura potrebbe essere avviata nelle prossime ore. Quella che porterebbe al fallimento.
Le trattative Nel frattempo procedono, a ritmo sempre più febbrile, le trattative tra i vari soggetti che, a diverso titolo, stanno lavorando alla faccenda. A discutere sarebbero: Unicredit, la banca maggiormente esposta con il gruppo che fa capo al presidente di Sangemini, Roberto Rizzo; il gruppo Norda-Gaudianello, di cui è ormai certo il rinnovato interessamento per lo stabilimento; il broker trevigiano a cui farebbero riferimento imprenditori anche del mondo della distribuzione; la Regione, a cui fanno capo le concessioni per lo sfruttamento dei pozzi.
Le indiscrezioni Il tentativo di evitare la procedura fallimentare sembra ormai davvero appeso ad un filo. L’alternativa sarebbe quella di un fallimento ‘controllato’: con la nomina di un commissario, a cui affidare la gestione dell’ordinaria amministrazione, garantendo la continuità produttiva e la permanenza del prodotto sul mercato; ma soprattutto, delle misure di messa in sicurezza dei pozzi (sedici) dai quali viene prelevata l’acqua minerale e che necessitano di una sorveglianza ed una manutenzione continua.
La procedura Per salvare Sangemini, Unicredit, che avrebbe ormai ‘scaricato’ la proprietà attuale, dovrebbe concordare – rinunciando a diverse decine di milioni di crediti vantati – con gli altri soggetti privati in ballo, un piano di risanamento aziendale, trasformando la parte residua di crediti – si ipotizzerebbe una decina di milioni, ai quali si aggiungerebbero quelli messi sul tavolo dai privati – in investimenti. La Regione dovrebbe garantire il mantenimento delle concessioni.
I creditori Gli altri creditori, che sono esposti per una quindicina di milioni, dovrebbero a loro volta bere l’amaro calice, vedendosi azzerare la gran parte dei crediti che vantano, magari con la speranza di poter continuare a lavorare per la ‘nuova’ Sangemini mentre, un po’ alla volta, riceveranno una piccola parte degli arretrati.
I lavoratori Già, poi c’è il ‘piccolo’ dettaglio rappresentato dai 136 lavoratori della Sangemini che, mercoledì, per l’ennesima volta, sono tornati a presidiare i cancelli dello stabilimento da cui escono le acque minerali. Inevitabile pensare che, su di loro, in un caso come nell’altro, calerebbe un’autentica mannaia. Sotto forma di un drastico ridimensionamento del numero degli occupati ed il passaggio, per quelli che non dovessero rientrare nel progetto allo studio, nelle liste di mobilità: un anno per chi ha meno di 40 anni, due anni per chi è tra i 40 e i 50, tre anni per chi ha più di 50 anni.
GUARDA L’INTERVISTA AD UNA LAVORATRICE
I sindacati Sempre più ai margini della storia e, anzi, spesso senza informazioni – come, del resto, lo stesso sindaco da San Gemini, Leonardo Grimani, che mercoledì ha preso parte all’assemblea che si è tenuta nel piazzale dello stabilimento – lanciano un avvertimento: «Se nelle prossime ore non arriveranno risposte positive e certe per i lavoratori. la mobilitazione continuerà e si intensificherà, con possibili azioni anche sotto le sedi degli istituti di credito coinvolti. Alle istituzioni e alla Regione in particolare – aggiungono – chiediamo di vigilare su quanto sta avvenendo e di far pesare il proprio potere decisionale in materia di concessioni idriche».
Il legale L’avvocato Antonio Auricchio, uno dei legali che per conto di Sangemini sta lavorando alla cosa – e che mercoledì era a Milano, probabilmente per incontrare i rappresentanti di Unicredit – preferisce «stante la delicatezza del momento, non rilasciare dichiarazioni». Fa sapere però, che «tutte le parti interessate stanno lavorando, con grande senso di responsabilità, per trovare una soluzione adeguata». Quindi anche l’attuale proprietà. A che titolo, difficile dirlo.
