Uno sciopero alla Sangemini

di Marco Torricelli

Circola. Gira di mano in mano. Piegato in quattro per poter essere messo in tasca. Magari non tutto e con tutti i dettagli, ma il piano messo a punto da Unicredit, Norda e Tramite per la Sangemini – e sul quale si dovrà esprimere il tribunale di Terni, decidendo se convocare l’assemblea dei creditori per verificare se sia possibile avviare la procedura di concordato – è diventato il nuovo oggetto di culto, nello stabilimento delle acque minerali. Se non ce l’hai o non lo hai letto, sei fuori moda.

Identikit Ed è già partita la caccia al possibile divulgatore del documento: l’identikit, per la verità, è abbastanza preciso – le prime indiscrezioni erano state fatte circolare a trattativa ancora in corso – e ripropone tutte intere le perplessità già più volte emerse sulla reale volontà, della proprietà e di almeno una parte del management della Sangemini, di favorire il passaggio dell’azienda al pool che è in campo. Ma soprattutto si cerca di comprendere quale sia il vero motivo di questa operazione.

La tensione Tanto che i sindacati sono tornati a farsi sentire, con una nota nella quale dicono che «unitamente ai lavoratori, ribadiscono con forza la loro preoccupazione in merito al clima di estrema incertezza che avvolge a tutt’oggi il futuro dello stabilimento e delle famiglie che da quest’ultimo dipendono, non essendoci nessuna ufficialità sulle sorti dell’azienda». Ed a proposito della’fuga di notizie’ dicono di non essere «più disposti ad accettare illazioni, notizie incerte, che minano la stabilita dei lavoratori e mettono in discussione il futuro stesso di tutte le parti coinvolte, con grave danno per tutto il territorio».

Il piano E, tanto per mettere le cose in chiaro, visto che tra le voci fatte circolare ci sono anche quelle relative ad un possibile, drastico, ridimensionamento del numero degli occupati, i sindacati dicono che «nessun ‘piano di ridimensionamento’ scellerato del personale potrà mai essere accettato passivamente dai lavoratori» e chiedono che «venga convocato il tavolo di crisi, come già da tempo richiesto, per finalmente fugare ogni dubbio su questa logorante vertenza».

I fornitori Un segnale in controtendenza, invece, sembra essere rappresentato dal fatto che la Sangemini ha ripreso – dopo mesi di inerzia – il rapporto di collaborazione con alcuni fornitori di servizi esterni. Anche qui siamo sul fronte delle notizie non ufficiali, ma la ripresa di questa attività di collaborazione con l’esterno sarebbe una delle pre-condizioni previste dall’ipotesi di accordo presentata in tribunale. Ennesima dimostrazione, forse, di come si stia giocando su due tavoli diversi.

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