La Sangemini

di Marco Torricelli

Adesso la faccenda Sangemini si fa grave sul serio. E assume contorni decisamente inquietanti. Intanto perché Carlo Pessina, patron della Norda, avrebbe presentato una denuncia, ai carabinieri di Milano, nella quale si farebbe riferimento a gravi minacce anonime, rivolte a lui e alla sua famiglia. Gli sarebbe stato chiesto, in buona sostanza, di farsi da parte. Ma non c’è solo questo.

Le minacce La notizia arriva quasi al termine di una giornata, l’ennesima, decisamente concitata e nel corso della quale le informazioni si sono rincorse e spesso contraddette in corsa. La prima è che il gruppo Norda-Tramite, dice una fonte, «va avanti per la strada già intrapresa e, anzi, vuole stringere i tempi». La penultima è, appunto, quella relativa alle minacce «che però non riusciranno a far recedere Carlo Pessina dalle proprie intenzioni». Mentre inizia una ‘tre giorni’ di fuoco.

Gli incontri Mercoledì mattina i lavoratori della Sangemini faranno sentire, di nuovo, la loro voce: alle 11 si presenteranno nella sede comunale – definirla una visita di cortesia, forse, è un tantino riduttivo – per un confronto con il sindaco. Mentre questa notizia veniva fatta girare, però, ne è arrivata un’altra: venerdì mattina si svolgerà l’ennesimo vertice convocato dall’assessore regionale Vincenzo Riommi, che ha chiesto alla proprietà della Sangemini di spiegare cosa stia effettivamente succedendo. Alla riunione sono stati invitati anche i sindacati.

In prefettura Ma, tra mercoledì e venerdì, c’è ovviamente giovedì e proprio per quel giorno è previsto un altro incontro importante: Carlo Pessina dovrebbe essere a Terni, nell’ufficio del prefetto Bellesini, per fare ‘rapporto’ sullo stato dell’arte: potrebbe essere l’occasione per mettere in tavola le carte mancanti. A partire dalla faccenda delle minacce, ma anche della richiesta, che la Sangemini avrebbe fatto, di un ulteriore rialzo dell’offerta – si parla di un paio di milioni di euro – per poterla prendere in esame.

I soldiE qui si innesca uno dei, tanti, dubbi che hanno da sempre caratterizzato questa storia: quello dei soldi. Perché, a ben vedere, una parola chiara su quelli in gioco, sulle modalità di eventuale pagamento e su chi dovrebbe effettivamente tirarli fuori, ammesso che si ipotizzi un esborso di soldi veri e non di una partita di giro; non è mai stata detta. Gli annunci dicevano: Norda-Tramite ha proposto 14 milioni e mezzo, il gruppo Silva 17, Francesco Agnello 40. Norda-Tramite avrebbe anche promesso tre milioni per l’affitto e di impegnarsi per altri 25 relativi ad altre passività pregresse. Francesco Agnello avrebbe invece garantito la copertura dell’80% dei debiti. Della proposta di Silva, infine, non si sa molto altro. Se non che viene sussurrato che conterrebbe la promessa, per l’attuale proprietà e a differenza delle altre due, del mantenimento di una non meglio quantificata quota di minoranza.

L’indiscrezione Si era detto che quella relativa alle minacce fatte a Carlo Pessina era la penultima notizia di giornata. L’ultima infatti è l’ennesima indiscrezione: «Quella di mercoledì potrebbe essere la giornata buona per avere un quadro più chiaro della situazione». A dirlo è una persona che sta lavorando, da tempo, alla cosa e che spiega: «Molte delle cose che voi degli organi di informazione avete veicolato non sono esatte e spesso hanno rischiato di danneggiare le procedure in corso. Ma direi che si è riusciti, comunque, a costruire un percorso che potrebbe portare a dei risultati positivi a stretto giro». Positivi che significa e, soprattutto, per chi? «A tempo debito verranno fornite tutte le informazioni del caso».

Il tribunale I primi a doverle ricevere, però, sono quei signori – e quelle signore – che lavorano in tribunale e che si chiamano giudici: perché è bene ricordare che, noialtri potremo anche aver avuto e riportato informazioni inesatte – la richiesta del concordato in continuità rigettata in quanto inattuabile e la necessità di presentarne un altro con le ‘vecchie’ modalità, però, sono assolutamente esatte – ma ai giudici bisogna dare quelle reali e verificabili in fretta. Perché se la Sangemini fallisce, rimetterla in carreggiata e riportarla su un mercato dal quale verrebbe ancor più emarginata, sarebbe davvero una faccenda complicata.

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