di Marco Torricelli
Un blocco spontaneo della produzione, scattato tra i lavoratori per il timore che le cose possano drammaticamente precipitare per via della notizia del decreto ingiuntivo di pagamento presentato da parte di un creditore. Poi il confronto con l’azienda e la produzione è ripresa.
Blocco spontaneo I lavoratori della Sangemini giovedì mattina, fin dal primo turno, hanno bloccato la produzione a seguito della diffusione della notizia della presentazione di un decreto ingiuntivo, da parte di un creditore, nei confronti dell’azienda. Quindi si sono riuniti in assemblea spontanea, chiedendo un confronto con la direzione e con i sindacati.
L’azienda spiega Confronto che è arrivato, con il direttore generale,Giuseppe Guerra che è sceso a parlare con i lavoratori. «L’azienda – ha detto Guerra – non ha ricevuto nessuna informazione sull’istanza di fallimento, che potrebbe essere presentata solo al tribunale di Terni. Mentre un eventuale decreto ingiuntivo potrebbe essere anche stato presentato ad un altro tribunale (è questo il caso, dato che il decreto sarebbe stato presentato da un creditore a Napoli, ndr).
Speranza Norda Sempre Guerra ha spiegato che venerdì mattina l’azienda darà all’assessore regionale Vincenzo Riommi i dettagli sulla trattativa in corso con Norda, l’unica ritenuta «possibile» dall’azienda, «praticabile» e «in evoluzione ora dopo ora». Nessun dettaglio «per correttezza nei confronti delle istituzioni», ha detto Guerra, è stato fornito ai lavoratori. L’unica spiegazione è stata quella relativa alla «differenza non incolmabile» tutt’ora esistente tra la richiesta dell’azienda e l’offerta presentata da Norda.
Il concordato Perché le cose starebbero così: preso atto che la possibilità di ‘concordato in continuità’ è tramontata, si lavora ad una proposta di concordato tradizionale, che presuppone di avere a disposizione una certa somma da mettere a disposizione dei creditori, nel momento in cui il tribunale convochi quella che in gergo tecnico si chiama ‘adunanza’, ai quali spetta il compito di accettare o respingere l’ipotesi. Tra la somma giudicata necessaria da Sangemini e quella messa a disposizione da Norda c’era una differenza sostanziale che, però, si sarebbe ridotta a meno di un milione di euro e in queste ore sarebbe in corso la trattativa finale.
Le indiscrezioni Trattativa che non sarebbe solo sui soldi, ma anche legata all’estremo tentativo della proprietà di restare in qualche modo in sella e che proprio giovedì mattina avrebbe inviato il direttore commerciale, Stefano Gualdi, a Bologna per tentare, pare, di far confluire in una sola proposta quelle di Norda e del gruppo Silva. La seconda, infatti, prevederebbe la possibilità di riservare una quota di partecipazione futura all’attuale proprietà.
I numeri E a proposito di numeri, giovedì è arrivata una presa di posizione, durissima, dell’assessore allo sviluppo economico del comune di San Gemini, Luciano Bisonni. «Le proposte di cui siamo venuti a conoscenza – dice Bisonni – sono tre». E le elenca: «Una Spa emiliana – anonima – che ipotizza una soluzione comune con Fiuggi, che però da tempo non fa più parte del gruppo». L’ipotesi prospettata, dice Bisonni, «prevedeva 110 unità lavorative, 60 di Sangemini, 45 di Fiuggi e 5 di Amerino». Poi l’assessore parla del «dottor Silva, comparso con il progetto ‘Fabia nord’ e ricomparso con un piano privo di risorse e contenuti industriali e commerciali. Con 100 occupati e la preannunciata cassa integrazione da subito». E poi c’è «il piano della Norda – dice l’assessore – che abbiamo conosciuto solo il 5 dicembre scorso, scoprendo che ha una sola certezza: i tagli del personale del 50%. Totale assenza di un piano economico, di marketing e tecnologico industriale». Nessun accenno, invece, a quello annunciato da Francesco Agnello.
L’affondo Ma l’assessore Bisonni dice anche molto altro. E non ci va leggero. Dice che «i soggetti in campo giocano con la pelle dei lavoratori», denuncia un «clima di sospetto, con pezzi di sindacato che giocano allo sfascio in azienda e a livello nazionale cercano unitariamente di trattare con i soggetti in campo», parla di un sindacato «che non può essere di lotta in azienda e di governo quando tratta con i soggetti interessati» e «quasi afono quando le assemblee sono dure e accese». Quanto ai ritardi che si sono registrati, Bisonni accusa «le banche, ma soprattutto l’azienda, che disinforma senza ritegno, attraverso i suoi scudieri, pur essendo titolare e responsabile del disastro industriale, economico e commerciale». Secondo l’assessore «è poco generoso che in assemblea si possa avere l’impressione che i nemici sono le istituzioni e non sentire una parola sul dottor Rizzo (il presidente; ndr) ed i suoi collaboratori».
Le Rsu e i lavoratori A dire la loro, però, sono anche i lavoratori e la rappresentanza sindacale unitaria che, dopo aver ringraziato «il sindaco di San Gemini per aver reso possibile lo svolgimento della assemblea delle maestranze presso la sala consiliare», vano al sodo: «Intendiamo ribadire, per chi ancora non lo avesse capito – scrivono in una nota – che i lavoratori non arretreranno di un millimetro sul mantenimento della forza lavoro e sulla difesa dei salari. Riteniamo inaccettabile il metodo fin qui tenuto sulla vertenza in corso, teniamo oltretutto a ribadire che non subiremo passivamente accordi che non ci vedano coinvolti in prima persona, partendo dal presupposto che nessun posto di lavoro dovrà essere messo i discussione. Siamo fermamente convinti che sono altri gli sprechi da abbattere, sono altri i costi da razionalizzare e da contenere. Su questo siamo disponibili ad aprire un confronto con chiunque, convinti che la forza lavoro non è il male di questo stabilimento ma, insieme ai marchi è l’unica risorsa rimasta».
