di Marco Torricelli
Il 6 novembre scorso – un mese e tre giorni fa – Umbria24 scriveva: «Inattuabile. La procedura di concordato, per la Sangemini, sarebbe ormai, appunto, inattuabile’». Le parti in causa – l’azienda in primis, ma anche chi ha sempre ripetuto di volerle subentrare – ne erano perfettamente a conoscenza ed erano anche consapevoli che fosse necessario, se davvero si voleva evitare quel fallimento ‘controllato’ a cui si faceva riferimento, predisporre un progetto alternativo.
Come niente fosse Ma per un mese si è andati avanti come se niente fosse. Tanto che Carlo Pessina, il patron di Norda, ha anche preso contatti – molto informali, con la speranza che restassero segreti – con le organizzazioni sindacali nazionali, forse per sondare il terreno e gettare le basi per una futura trattativa organica sui territori. Tutto, si diceva, stava procedendo secondo i programmi. Fino a sabato scorso, quando sempre Umbria24 ha ricordato che «La proposta di ‘concordato in continuità’ per Sangemini, presentata dal gruppo che fa riferimento a Norda, non è stata giudicata accettabile dal tribunale di Terni». Niente di nuovo, insomma, ma qualcuno è pure rimasto sorpreso. O ha fatto sembrare che fosse così.
La proprietà E qui si ripropone il tema, già più volte paventato, delle reali intenzioni dell’attuale proprietà di Sangemini: il progetto Norda-Tramite prevede la sua uscita di scena e stessa intenzione era quella fatta trapelare da Francesco Agnello, l’imprenditore campano che aveva reso noto di aver presentato un suo progetto industriale per Sangemini: «Un progetto – dice Agnello – che prevede investimenti concreti, la salvaguardia dell’intera forza lavoro e con reali prospettive per il futuro». Diverso, invece, sarebbe il discorso relativo al gruppo Silva, dietro il cui progetto – ma questa è una delle tante illazioni circolate – ci sarebbe un accordo preventivo proprio con la proprietà attuale.
La conferma Lunedì, la conferma: «Il fascicolo è stato passato al pubblico ministero – dice un avvocato esperto – e, di fatto, questo ha aperto scenari nuovi. Ovvio che ciò non significa che siano in vista provvedimenti nell’immediato, ma è chiaro che chiunque voglia proporsi per subentrare alla proprietà attuale della Sangemini, dovrà presentare un progetto diverso ed è altrettanto chiaro che prima lo fa e meglio è. Anche perché basterebbe che un creditore si facesse avanti, per rendere inevitabile l’apertura della procedura fallimentare».
Incubo fallimento Una procedura, va ricordato, che potrebbe rappresentare un’ipotesi allettante per chi potrebbe avere pronta una strategia alternativa, da presentare subito dopo, cogliendo l’occasione di prendere in mano l’azienda senza dover passare per una procedura concordataria, comunque impegnativa ed evitando anche un altrettanto impegnativo confronto con le organizzazioni sindacali. Ma anche una procedura rischiosa, per una proprietà che potrebbe finire sotto la lente di ingrandimento della stessa procura della repubblica.
Unicredit La banca maggiormente esposta con Sangemini aveva affidato a Giovanni Perruchon lo studio di fattibilità del progetto Norda-Tramite e si cerca di parlare con lui: «Io al momento sono in ferie – dice Perruchon – e la cosa non è più di mia competenza, perché è nelle mani dei colleghi che si occupano dei finanziamenti». Vuol dire che la procedura sta marciando? «Voglio dire che non ne so nulla e che non so dirle altro. Buongiorno». Venerdì scorso, proprio in un Unicredit, si sarebbe tenuto un vertice che si sarebbe concluso con la certezza che la procedura poteva andare avanti. Ma quando e come, non si sa.
