di Marco Torricelli
Buonuscita. Quella che a qualcuno era sembrata una boutade si è rivelata, invece, una tragica e pericolosa realtà. Quelli che tutt’ora sono i proprietari della Sangemini voglio essere pagati per andarsene.
Le indiscrezioni Un milione e mezzo. Sarebbe questa la buonuscita che il gruppo che fa capo a Roberto Rizzo, il presidente di Sangemini, vorrebbe per togliere le tende. Le motivazioni addotte sarebbero, secondo Rizzo ed i suoi, semplici: nel corso della loro gestione i debiti dell’azienda sono, in parte, diminuiti e loro ci hanno messo dentro in sacco di soldi. Quindi, almeno una parte, li vogliono recuperare. Altrimenti l’operazione messa in piedi da Unicredit, gruppo Norda-Gaudianello e Tramite potrebbe saltare. E la Sangemini fallirebbe.
Le regole Le cose starebbero, più o meno, così: la richiesta, ovviamente informale, sarebbe stata avanzata in virtù del fatto che a presentare ai giudici del tribunale di Terni il progetto di salvataggio della Sangemini, visto che l’azienda, sotto il profilo giuridico è ancora in vita, deve essere il proprietario e non un soggetto esterno. E il proprietario, in questo caso, avrebbe detto con estrema chiarezza come la pensa.
Il Cda Per l’intera giornata di giovedì, ma si era iniziato già mercoledì pomeriggio, c’è stato un febbrile susseguirsi di incontri, scambi di messaggi e di mail, soprattutto perché venerdì si deve svolgere una riunione – decisiva – del consiglio di amministrazione di Sangemini. Che deve valutare e dire, ufficialmente, se la proposta pervenuta allo studio Gnudi di Bologna è di suo gradimento oppure no. E poi deve comunicarlo ai giudici.
Il tribunale La patata bollente, insomma, rischia di tornare, di nuovo, nelle mani del giudice Paola Vella (e del presidente del tribunale, Girolamo Lanzellotto): se Sangemini dovesse forzare la mano e respingere le proposte del gruppo Unicredit, Norda-Gaudianello e Tramite, la strada verso il fallimento sarebbe quella più facilmente ipotizzabile. Senza escludere, però, un percorso alternativo – tutto da verificare – che potrebbe prevedere, stante la presenza di una concreta possibilità alternativa, la nomina di un commissario.
L’assemblea Venerdì saranno a Perugia, per la manifestazione organizzata in occasione dello sciopero regionale, ma intanto giovedì i lavoratori della Sangemini si sono riuniti in assemblea, per valutare gli ultimi avvenimenti: «I lavoratori non permetteranno che si arrivi al fallimento – sottolineano Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, insieme alla Rsu di stabilimento – e l’attuale proprietà, che ha la responsabilità della situazione in cui è costretta attualmente l’azienda, deve farsi da parte e consentire un rilancio industriale che è ancora possibile».
La richiesta Quello che i lavoratori della Sangemini chiedono, insomma, è che «si consegni il piano che sappiamo essere stato presentato da Norda e dagli altri partner al tribunale e si proceda al passaggio di proprietà, per aprire poi una discussione sul merito del piano stesso». Come si dice: domandare è lecito, ma rispondere è cortesia.
