Uno sciopero alla Sangemini

di Marco Torricelli

Gli stipendi di gennaio, almeno quelli, sarebbero salvi. Ma per il resto, l’affaire Sangemini è tutto da definire. Perché la proposta di concordato presentata al tribunale – soprattutto per i pesanti tagli alla forza lavoro – non piace a nessuno.

Gli organici Dei 106 lavoratori della Sangemini e dei 23 di Sangemini Fruit, infatti, la Newco targata Norda sarebbe disposta a tenerne di 45 per la prima e 3 per la seconda. Ma, dopo la prima reazione negativa degli operai – che avevano bloccato la E45 – anche le istituzioni e i sindacati avevano affermato che quella proposta è «irricevibile nei contenuti rappresentati».

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L’incontro Venerdì mattina i lavoratori hanno avuto un lungo, e a tratti teso, incontro con il management dell’azienda e «abbiamo ripetuto loro – racconta chi c’era – che non siamo intenzionati a pagare per gli errori che essi stessi hanno contribuito a far commettere alla proprietà». Ma soprattutto «che le banche, e Unicredit in particolare, non può certo pensare di ‘fare cassa’ passando sopra di noi».

Il tribunale La Sangemini, è stato anche spiegato ai lavoratori, ha regolarmente inoltrato al tribunale anche la proposta alternativa a quella di Norda – si tratta di quella presentata da Francesco Agnello – ma «ci è stato detto che il suo esame sarebbe determinato dal parere delle banche e di Unicredit in particolare – sollecitato dallo stesso imprenditore – e che, al momento, non erano in grado dirci nulla al riguardo».

Gli stipendi I dubbi sul pagamento delle spettanze di gennaio era sorto, pare, a causa della difficile interpretazione delle norme «per il passaggio dalla gestione ordinaria a quella concordataria, che lasciava fuori dodici giorni», ma il problema è stato chiarito e «ci è stato garantito che le retribuzioni saranno pagate regolarmente».

Dal prefetto Lunedì pomeriggio, nella sala riunioni della prefettura, potrebbero stare stretti, perché Gianfelice Bellesini ha convocato tutti: la Sangemini, Norda, l’assessore regionale Riommi, il sindaco di San Gemini, Grimani, la Rsu, i sindacati territoriali e pure quelli nazionali. Da lì si dovrà uscire con una decisione e non sarà una passeggiata.

Il presidio Anche perché, ad aspettare, ci saranno i lavoratori, «ma stavolta con noi ci saranno anche le nostre famiglie – promettono – perché, come abbiamo scritto ai proprietari della Sangemini, non devono mai dimenticare che, per noi, questo lavoro permette di mantenere, e a fatica, proprio quelle famiglie che, lunedì, vedranno con i loro occhi».

Caso Tione Il prefetto Bellesini, peraltro, è stato impegno anche in un altro ‘vertice’, riservato alle acque minerali. Quello sulla Tione di Orvieto, la cui dirigenza, è stata la richiesta della Cassa di risparmio locale, dovrà mettere a punto «un piano industriale più concreto e dettagliato, per poter valutare la concessione del credito necessario a far ripartire lo stabilimento». Gli elementi finora forniti, infatti «non sono stati infatti giudicati sufficienti a chiarire le prospettive dell’azienda», ed è per questo che a breve banca e management della società si ritroveranno intorno a un tavolo che dovrà servire a dare certezze, innanzitutto ai lavoratori.