di Marco Torricelli
Giovedì la Sangemini si ferma di nuovo. Quattro le ore di sciopero programmate dalle organizzazioni sindacali, che fanno seguito alle due che si sono svolte lunedì.
In autobus Lo sciopero è stato organizzato in concomitanza con l’incontro, organizzato dall’assessore regionale allo sviluppo economico, Vincenzo Riommi, con le Rsu aziendali, le organizzazioni sindacali e i sindaci dei comuni di San Gemini, Montecastrilli e Acquasparta nei quali ricadono le attività estrattive e di imbottigliamento dell’azienda. Dalle 16 i lavoratori, che hanno organizzato degli autobus per raggiungere Perugia, daranno vita ad un presidio davanti alla sede della regione, dove si terrà l’incontro.
Le preoccupazioni L’assessore Riommi si era mosso, nei confronti dell’azienda, diffidandola dal portare avanti progetti relativi ad un possibile utilizzo del marchio Fabia con prodotti non riconosciuti, ma la Sangemini, che starebbe infatti portando avanti il progetto di delocalizzazione più volte paventato, non ha risposto. Se non, denunciano i sindacati, con un «tentativo di forzare la mano, con spostamenti di personale ed altri atti unilaterali, nonostante si fosse concordato un periodo di stand-by in attesa proprio dell’incontro promosso dall’assessore Riommi».
I lavoratori Il personale della Sangemini, attualmente, è di 108 unità, con una riduzione di circa quaranta addetti in sei anni e mentre restano in cassa integrazione i 23 addetti della Sangemini Fruit: «Per i quali – dicono i rappresentanti delle Rsu – abbiamo chiesto da tempo delle risposte, visto che a nostro avviso potrebbero tornare al lavoro».
