di Mas.Col.
Un incontro urgente per discutere il rilancio dei marchi Sangemini e Amerino e assicurare il rispetto degli impegni presi, a partire dal mantenimento del livello occupazionale e sviluppo dei siti, che si attesta a 93 dipendenti. Questa la richiesta messa sul tavolo della famiglia Pessina, proprietaria delle acque da Simone Dezi Fai-Cisl, Paolo Sciaboletta Flai-Cgil e Daniele Marcacioli Uila-Uil, affiancati dai lavoratori Rsu, tutti preoccupati per il futuro di Sangemini e Amerino, inserite in Acque minerali d’Italia dopo la fusione tra fine 2017 e inizio 2018 con Norda e Monticchio Gaudianello.
Sindacati chiedono incontro urgente ai Pessina In particolare l’obiettivo, sottoscritto da azienda, sindacati e Regione nel 2014 «era di arrivare in quattro anni a una vendita di 250 milioni di bottiglie all’anno – hanno spiegato – al fine di salvaguarda i posti di lavoro, ma al momento la produzione è ferma a 170 milioni di pezzi e non si intravedono interventi necessari allo sviluppo dei due siti, a cominciare dall’istituzione del direttore di stabilimento, di cui in Sangemini sono ancora sprovvisti». In questo senso parte in causa è la Regione, come ha ricordato Sciaboletta, che «concede ai proprietari delle acque Sangemini e Amerino le autorizzazioni per l’estrazione acquifera nei pozzi che sono di sua proprietà, con un canone agevolato, in cambio di investimenti finalizzati allo sviluppo del ciclo produttivo, all’occupazione e al rilancio dei marchi, peraltro molto importanti, associati ai due siti, ma degli impegni presi davanti alla Regione non c’è traccia».
«Regione faccia rispettare impegni» Sollecitato dunque un intervento «perché – ha detto sempre Sciaboletta – registriamo problemi nell’approvvigionamento delle materie prime necessarie alla produzione e un continuo, disorientato, turn over di apicalità aziendali, dove figure anche importanti si alternano senza alcuna razionalità». Va al punto anche Dezi: «Quello che abbiamo sottoscritto nel 2014 – dice – è stato un accordo difficile, ma necessario per la salvaguardia della produzione e dei livelli occupazionali. Noi abbiamo fatto la nostra parte, ora tocca alla proprietà darci le risposte che ci spettano con un piano di sviluppo. Ci sono criticità da affrontare, dalla mancanza di una direzione commerciale delle acque minerali locali rivolta ai nostri marchi, in grado di rilanciare gli stessi come quelli di una acqua a km 0, fino alla creazione di una linea di acque in vetro dedicata alla ristorazione, indispensabile per diversificare le produzioni».
Sangemini e Amerino: 93 posti di lavoro Ma sindacalisti e i lavoratori spiragli per investimenti non ne intravedono all’orizzonte: «Abbiamo già avviato un’interlocuzione con le istituzioni regionali – afferma Marcaccioli – a partire dall’assessore Fabio Paparelli e Fernanda Cecchini, che hanno assicurato entrambi di chiedere entro breve un incontro alla famiglia Pessina. Lo stesso che stiamo chiedendo anche noi come sindacati. La Regione Umbria – prosegue – ha stipulato con la famiglia Pessina concessioni vincolate al mantenimento dei livelli occupazionali, e questi protocolli dovrà farli rispettare perché è arrivato il momento – conclude – di fare il punto sul futuro di questa azienda, richiamando la parte datoriale al rispetto degli impegni presi, primo fra tutti la tutela occupazionale attraverso il potenziamento dei due siti».
