di Marco Torricelli
Lui non molla. Mentre Sangemini e Norda-Tramite tacciono e il tribunale attende di sapere se, quando e con quali contenuti, riceverà il piano di rilancio per l’azienda; Francesco Agnello torna a prendersi la scena.
Il rilancio L’ultimo giorno dell’anno l’imprenditore campano ha inviato una breve nota al direttore generale della Sangemini, Giuseppe Guerra: «Visto il protrarsi della difficile situazione e della precarietà aziendale – ha scritto Francesco Agnello – sono a rinnovarle la validità della mia offerta nei termini che già conoscete fino a tutto gennaio 2014».
L’offerta Quando si era presentato, Agnello aveva detto di essere «pronto a mettere sul tavolo 20 milioni subito e a garantirne 15 di investimenti in un anno solare; oltre che trattare personalmente con i creditori e i fornitori, per dare alla Sangemini la continuità produttiva e la garanzia della conservazione del sito nella sua interezza». Mentre ai lavoratori aveva detto: «Gli addetti alla produzione sono indispensabili, mentre sul personale impiegatizio dovrà essere fatta una verifica puntuale, per comprendere bene le funzioni svolte e l’effettiva indispensabilità. Di sicuro – aveva scandito – i manager attuali non rientrano nel mio progetto».
La risposta Giuseppe Guerra – uno dei manager in questione – nella risposta inviata ad Agnello, è stato ancora più stringato: «Come per tutte le vostre precedenti note a me indirizzate – ha scritto – comunico di avere provveduto a trasmetterla ai nostri advisors e all’amministratore». Quello che incuriosisce, però, è che il direttore generale di Sangemini non abbia aggiunto altro: tipo che la proposta è inutile, visto che – stando alle promesse fatte al tribunale – l’accordo con Norda-Tramite sarebbe praticamente concluso. E così i dubbi tornano forti.
I dubbi Si era detto che la new-co, composta dalla Norda di Carlo Pessina e la Tramite di Gianantonio Tramet, avrebbe incrementato la propria proposta economica, portandola ad una cifra che si aggira intorno ai 15 milioni di euro e che, nel progetto che verrà presentato, sarebbero previsti investimenti massicci. Per tacitare i creditori, però, di milioni ne servirebbero 17 e sui due che mancano sarebbero, di nuovo, sorte complicazioni.
