Una protesta dei lavoratori

di Marco Torricelli

Se ce ne fosse stato bisogno, adesso ai lavoratori della Sangemini è stato aggiunto un elemento di tensione in più: giovedì mattina il direttore finanziario dell’azienda, Domenico Cirillo, ha candidamente annunciato che il pagamento degli stipendi di gennaio è fortemente a rischio. Ed ha passato un brutto quarto d’ora, perché le parole che ha ascoltato in replica non erano propriamente amichevoli.

I lavoratori Il clima di esasperazione che si vive, tra i lavoratori della Sangemini è palpabile: «Noi non siamo più disposti ad essere trattati come carne da macello – dice uno di loro – o di essere sacrificati sull’altare della finanza. Vogliamo che si decida del futuro del nostro stabilimento sulla base di valutazioni oggettive e niente altro. Chi ha la proposta migliore deve avere la possibilità di presentarla di discuterla».

Lo scontro Mentre un altro chiarisce: «Noi non facciamo distinzioni, Norda o Agnello, ma questo vale anche anche qualsiasi altro soggetto dovesse presentarsi, devono essere messi in condizione di mostrare le carte, devono anzi  essere costretti a presentarle. E i commissari le devono valutare tutte». Annunciando «l’innalzamento del livello dello scontro» e minacciando di «bloccare completamente lo stabilimento».

IL BLOCCO DELLA E45 DEI GIORNI SCORSI

Le lettere Una delle iniziative che hanno già intrapreso, infatti, è quella di rivolgersi, direttamente, al presidente del tribunale di Terni, Girolamo Lanzellotto, e alla proprietà della Sangemini, a Grazia Bottiglieri ed a suo marito Roberto Rizzo. Oltre alle loro, però, in queste ore sono parecchie le lettere e le mail che viaggiano

Il tribunale Nella lettera inviata al presidente del tribunale, i dipendenti della Sangemini, dopo averlo ringraziato per «l’impegno e la disponibilità dimostrata in questi mesi» fanno «ufficiale richiesta di approfondimento di tutte le proposte in campo senza alcuna pregiudiziale. Riteniamo infatti estremamente importante valutare tutte le alternative al fine di una migliore tutela dei creditori e degli stessi dipendenti onde evitare eventuali compromessi al ribasso». Secondo loro, «Ogni proposta migliorativa che dovesse pervenire è degna di approfondimento e considerazione»

La proprietà Nella missiva inviata, invece, ai proprietari dello stabilimento, ai quali viene riconosciuta «la sensibilità per le tematiche del lavoro, della tutela occupazionale e sociale, nonché una grande considerazione per i valori tradizionali della famiglia» i lavoratori invece chiedono «il massimo impegno in questa vicenda mettendo in campo tutte le vostre risorse e dando seguito a tutte le proposte pervenute (senza alcuna pregiudiziale) per favorire una felice conclusione della stessa e per dare continuità all’attività aziendale ed ai livelli occupazionali».

L’avvertimento La situazione, dicono i lavoratori, «è drammatica, rischiamo infatti di pagare conti che non ci appartengono a causa di un debito che non abbiamo contribuito a determinare e di cui, al momento, non desideriamo approfondire l’origine, ma qualora la situazione dovesse degenerare, siamo pronti ad intraprendere tutte le azioni necessarie volte all’approfondimento della determinazione del debito in essere e della successiva gestione della fase di concordato».

IL SIT-IN A PALAZZO GAZZOLI

I commissari Ma a scrivere sono anche i commissari giudiziari nominati dal tribunale, che fanno sapere a Francesco Agnello – che aveva chiesto un confronto con loro – di non poter «in alcun modo richiedere modifiche della proposta di concordato depositata, che potranno essere esclusivamente apportate dalla società debitrice fino all’inizio delle votazioni (da parte dei creditori; ndr)», in quanto sono chiamati «a verificare solo ciò che il debitore ha inserito nella proposta concordataria».  Ogni eventuale richiesta di Agnello, dicono insomma i commissari, «dovrà essere avanzata alla società debitrice che, nella procedura di concordato preventivo, a differenza del fallimento, rimane pur sempre una società in bonis».

L’azienda Gli stessi commissari, però, una richiesta a Sangemini, rispetto a cosa intenda fare della proposta Agnello, l’hanno fatta e dall’azienda è arrivata subito una richiesta di chiarimento ai propri consulenti: è necessaria, chiede Sangemini «una vostra relazione da trasmettere ai commissari» e, nel caso lo ritengano utile, si dice pronta «a promuovere un incontro con il collegio dei commissari al fine di fornire anche direttamente il chiarimento richiesto».

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