Assemblea alla Sangemini

di Marco Torricelli e Fabio Toni

Otto hanno votato contro e quattro si sono astenuti. Ma in 85, sui 97 lavoratori della Sangemini che hanno partecipato all’assemblea indetta per esaminare l’accordo tra Norda e sindacati, hanno detto ‘sì’. E l’accordo è operativo.

Il contratto Norda, quindi, può procedere per la sua strada e la prossima fermata prevista è quella della firma, da parte di Massimo Pessina per Norda e di Roberto Rizzo per Sangemini, del contratto di affitto del ramo d’azienda. Un altro passaggio che viene definito «scontato» negli ambienti sindacali. «Pensare che, a questo punto, Rizzo non firmi è pura fantascienza».

Le fasi Per stipulare il contratto, però, c’è tempo un mesetto e non è per niente escluso che il patron della Sangemini tenti l’ennesimo gioco al rialzo, visto la sua definitiva uscita dalla partita gli creerà qualche problema di esposizioni bancarie, che erano tenute in sospeso proprio in virtù del fatto che avesse il controllo dell’azienda delle acque. Poi, a contratto firmato, ciascun lavoratore che sarà riassunto nella ‘Sangemini acque’ dovrà firmare una sorta di ‘liberatoria’ sul pregresso.

La Fruit Dopo l’assemblea che ha ratificato l’accordo, i cassaintegrati della Sangemini Fruit – che scompare dalla scena – sono stati ricevuti dal sindaco di San Gemini, Leonardo Grimani: «Noi – gli hanno detto – avremmo potuto far saltare tutto (la firma dei loro delegati era decisiva per l’accordo raggiunto sabato scorso, visto che solo uno di loro, su 23, sarà assunto dalla nuova azienda; ndr), ma ci siamo guardati in faccia e non ce la siamo sentita di mettere a repentaglio anche il futuro di tutti gli altri. Adesso, però, non vi dimenticate di noi».

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La promessa E Grimani ha ribadito quanto detto subito dopo la firma dell’accordo: «Abbiamo già chiesto, ma lo faranno anche Norda e i sindacati, un tavolo di confronto con la Regione, per cercare di mettere in campo tutte le strategie possibili a far sì che questo sacrificio, di cui la città deve essere profondamente grata, non sia inutile». Tra le idee che circolano – ma si dovrà verificare la disponibilità di Norda – c’è quella di riportare all’interno alcuni lavori che attualmente sono affidati a ditte esterne e che potrebbero portare all’utilizzo di almeno setto o otto addetti.

Il concordato Slitta al prossimo 4 aprile il voto dei creditori sulle tre procedure concordatarie del gruppo Sangemini (Spa, San Francesco e Fruit). Il giudice fallimentare Alessandro Nastri ha disposto il rinvio per la mancanza – allo stato degli atti – di alcuni elementi fondamentali per definire compiutamente il percorso avviato.

Cosa manca In primis il contenuto definitivo degli accordi sindacali sottoscritti il 1° marzo, non ancora giunto ufficialmente sul tavolo dei commissari e dello stesso giudice. Si tratta comunque di un’intesa già conclusa che darà il via anche alla formalizzazione dei contratti di affitto delle aziende interessate dal piano. Allo stato degli atti, mancano anche alcune stime relative al complesso dei beni mobili e immobili, oltre all’esito della transazione fiscale avviata. Per tutte queste ragioni i commissari non hanno potuto stilare una relazione dettagliata né esprimere un giudizio definitivo sulla proposta concordataria avanzata da Norda. Tutto il materiale, comunque, dovrebbe essere depositato in tribunale nel giro di qualche giorno.

I tempi Il piano stilato da Norda prevede l’affitto – e in seguito l’acquisto – dei tre rami d’azienda, incluse le strutture (siti e magazzini), tutti i marchi e le concessioni collegate al sito delle acque minerali. Obiettivo del giudice Nastri è quello di fare presto, evitando ulteriori rinvii. Per questo è stato stilato un cronoprogramma serrato, per avere tutto il materiale a disposizione in tempi brevi e certi. Nella prossima udienza i creditori – oltre a muovere eventuali rilievi sul proprio status, più o meno privilegiato – potranno votare il piano nel suo insieme. Un via libera – sempre che sia tale – ovviamente decisivo per le sorti future della San Gemini.

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