di Marco Torricelli
Qualche brivido c’è stato, con tanto – sembra – di arrivo di un’ennesima offerta alternativa a quella di Norda. Tanto che l’ormai ex patron, Roberto Rizzo, avrebbe provato l’ultimo testa-coda. Ma alla fine ha dovuto cedere e mettere la firma sul contratto che prevede l’affitto del ramo d’azienda di Sangemini. E che sancisce la sua, e non solo sua, uscita di scena.
Il giallo In mattinata le prime avvisaglie: «C’è un rilancio (il nome che è circolato è quello di Santacroce, altro marchio molto controverso del settore; ndr) e non è detto che oggi si firmi il contratto di affitto, anche perché c’è sempre l’alternativa rappresentata da Francesco Agnello, la cui offerta è valida fino al 30 aprile». Intanto, però, mentre i lavoratori – messi in ferie forzate – stazionavano nel piazzale dello stabilimento, gli incontri per la composizione della lista dei 95 addetti che sarebbero passati alla Newco ‘Sangemini acque’ avevano inizio.
L’appello Un nome dopo l’altro veniva ‘spuntato’ dalle liste: «Hanno fatto come quando si riempie un album di figurine – accusa a tarda sera un lavoratore – e hanno fatto il classico gioco ‘questo ce l’ho, questo mi manca, questo non mi interessa’, senza rispetto per la dignità di quelli che, per tutta la giornata sono rimasti lì fuori ad aspettare, magari dopo anni e anni di lavoro in quello stabilimento».
I ‘passaggi’ Ma l’accordo siglato il 1° marzo scorso – con la drammatica ‘guerra tra poveri’, conclusa con il sacrificio consapevole dei lavoratori della Fruit – non prevedeva sconti: 95 gli addetti che, complessivamente, sarebbero passati alla nuova azienda – 90 dalla Sangemini, quattro dalla Amerino e uno dalla Fruit – e così è stato. Ma sui criteri di scelta si è scatenata la bagarre.
Le scelte Quello che viene contestato, da alcuni lavoratori, è proprio «il criterio utilizzato per selezionare chi potrà continuare a lavorare lì dentro e chi, invece, verrà messo alla porta». Perché, è l’accusa, «si sono fatte scelte che non hanno alcuna motivazione logica, ma che, invece, fanno pensare ad una sorta di ‘manuale Cencelli’ applicato ad un accordo sindacale». Già, perché a finire nel mirino sono anche i sindacalisti.
Le mansioni Perché un altro motivo di tensione è rappresentato dal fatto che «a parecchia gente è stato imposto un drastico demansionamento – è un altro motivo di malumore – che significa non solo meno soldi in busta paga, ma anche uno schiaffo morale. E pure bello forte». Ma anche questo, il 1° marzo scorso, era apparso già chiaro ed evidente.
Rizzo e la firma Nel frattempo, poco dopo le 17,30, arriva la conferma: «Roberto Rizzo ha firmato il contratto di affitto. La ‘Sangemini acque’ può procedere». Lui, l’ormai ex patron, è fuori dai giochi e, con lui, anche una parte del management.
Gli esuberi Alla fine di una giornata faticosa per tutti – da qualsiasi punto la si guardi – il bilancio è comunque questo: ‘Sangemini acque’ ha nel cassetto il contratto di affitto per un anno e i suoi 95 dipendenti («l’accordo – può dire un sindacalista – è stato rispettato alla lettera»), mentre alla gente lì fuori la cosa non è andata giù: «Cinque persone restano a ‘bagnomaria’ e finiranno in cassa integrazione straordinaria, ma nessuno ci spiega come sono state scelte e perché».
La ‘cassa’ Una cosa certa è che la ‘Sangemini acque’ non ha nessuna intenzione di rivedere i termini dell’accordo e che oltre le 95 unità non si andrà: «Resta da capire – dice il sindacalista – che ruolo intende giocare la Regione in questa partita, visto che oltre alla decisione di affidare le concessioni alla nuova proprietà, non ha ritenuto opportuno dire o fare altro», lasciando intendere che ci si aspetta una presa di posizione, soprattutto per la tutela proprio di chi è rimasto a piedi.
Norda Da parte della ‘Sangemini acque’ – insomma, da Norda e da Tramite, che ha avuto un ruolo decisivo nella riapertura e nella conclusione della trattativa – nessun commento ufficiale, anche se l’atteggiamento di quelli che sono i nuovi titolari dello stabilimento è apparso inequivocabile: l’accordo stipulato è blindato e fin dalla prossima settimana – lo stabilimento dovrebbe fermarsi proprio per permettere la definizione dei dettagli e l’affidamento definitivo delle mansioni; con una visita, probabilmente giovedì, da parte di Massimo Pessina e Gianantonio Tramet; al personale selezionato – dovrà essere operativo.
I creditori Altra grana sempre in agguato è quella rappresentata da alcuni creditori – imprese cooperative che non intendono accettare di essere state inserite tra i creditori ‘chirografi’, previsti dalla procedura concordataria concessa dal tribunale (l’adunanza dei creditori è prevista per il 4 aprile prossimo) ma chiedono ai commissari di venir trasferiti tra i ‘privilegiati’, «sulla base – dicono – dell’ex articolo 173 e dell’articolo 2751 bis della legge fallimentare», perché «cooperative di lavoro e dei servizi strategici» e che per questo hanno presentato ai commissari l’istanza di cambiamento di ‘ruolo’.
Il futuro Un fatto certo è che da questa giornata – lunga e complicata – sono emerse novità importanti: la prima è che il ‘ciclo’ della compagine Rizzo-Bottiglieri-Decarlini alla guida della Sangemini è finito; la seconda è che ‘Sangemini acque’ ha ufficialmente preso in mano la situazione; la terza è che tra i lavoratori (o ex lavoratori?) si è scavato un solco – ma il segretario della Cgil ternana, Attilio Romanelli, lo aveva già segnalato – che sarà difficile colmare. Tutto il resto è da scrivere.
