Non è possibile affermare che per la stagione invernale ci saranno voli tagliati da e per l’aeroporto San Francesco di Perugia. Sarebbe una informazione priva di fondamento, atteso che Ryanair ha annunciato tagli senza specificare su quali linee. E’ invece possibile affermare che rispetto alla geografia delle sforbiciate e alla logica che le determinerà, l’aeroporto di Perugia merita di essere osservato con particolare attenzione. Soprattutto tenendo conto dell’indispensabilità di una crescita e di un rilancio, confermata anche dalle scelte compiute in occasione del rinnovo del consiglio di amministrazione della società di gestione dell’aeroporto, la Sase. Come anche del fatto che Ryanair è sull’aeroporto di Perugia, non soltanto il vettore prevalente, ma quello che assorbe quasi tutto il traffico. Fatte queste premesse, proviamo a capire ora cosa dice l’attualità.
Parliamo della prima volta, in questa fase della crisi energetica, nella quale la compagnia aerea irlandese annuncia una riduzione strategica della capacità invernale. La decisione arriva dopo l’impennata del costo del carburante per aerei. Ryanair ha abbassato da 216 a 214 milioni la previsione di passeggeri per l’esercizio finanziario che termina a marzo 2027 e ha spiegato che intende ridurre «strategicamente» l’esposizione al carburante non coperto durante la stagione invernale, quella che per il vettore è tradizionalmente la meno redditizia. La compagnia prevede comunque che il traffico tra novembre e marzo resti sostanzialmente stabile rispetto all’inverno precedente.
Il meccanismo finanziario spiega la scelta. Circa l’80% del carburante necessario per l’esercizio 2027 è già stato coperto da Ryanair a circa 67 dollari al barile. Il problema riguarda il restante 20%: il jet fuel viene indicato dalla compagnia intorno ai 140 dollari al barile. Ridurre la capacità nei mesi meno remunerativi consente quindi di limitare l’esposizione alla parte più costosa del carburante. Ryanair stima che questa rimodulazione possa ridurre le perdite invernali di 70-100 milioni di euro.
Ryanair non ha ancora comunicato quali aeroporti e quali collegamenti saranno interessati. La compagnia ha rinviato ai prossimi mesi i dettagli del nuovo programma. Perugia, dunque, non è oggi uno scalo «a rischio» in senso tecnico: non esiste alcun annuncio di cancellazioni o riduzioni per il San Francesco. Ma il nuovo criterio con cui Ryanair sta guardando alla stagione invernale rende inevitabile interrogarsi su quali collegamenti abbiano maggiore probabilità di essere confermati, quali possano perdere frequenze e quali invece risultino abbastanza forti da essere protetti.
La domanda è particolarmente rilevante perché l’aeroporto umbro arriva a questo appuntamento dopo una fase di crescita. Il 2025 si è chiuso per la prima volta oltre quota 600 mila passeggeri e la stagione estiva 2026 è stata programmata con circa 580 mila posti disponibili. A febbraio Sase aveva annunciato dieci rotte Ryanair per la Summer 2026: quattro nazionali, Cagliari, Catania, Palermo e Brindisi, e sei internazionali, Londra Stansted, Bruxelles Charleroi, Cracovia, Barcellona, Malta e Bucarest.
Brindisi, per esempio, nella programmazione estiva del San Francesco è previsto fino al 30 settembre, mentre altre rotte arrivano più avanti nell’autunno. Gli orari ufficiali dell’aeroporto indicano, tra gli altri, il collegamento con Barcellona fino al 24 ottobre e quello con Catania fino alla stessa data.
Questo significa che non sarebbe corretto prendere i due milioni di passeggeri in meno nella previsione annuale di Ryanair e dividerli semplicemente tra i suoi aeroporti. La compagnia non sta applicando un taglio lineare dell’offerta: sta cercando di eliminare la capacità meno redditizia nella stagione nella quale il rapporto tra costi e ricavi è più sfavorevole. La scelta sarà quindi verosimilmente legata alla domanda, alle tariffe che si possono ottenere e ai costi di operare ciascuna rotta.
Il San Francesco dovrà capire, quando arriverà il nuovo operativo, non soltanto quante destinazioni resteranno sulla mappa, ma quante frequenze verranno garantite. Una rotta può infatti rimanere formalmente attiva e contemporaneamente essere ridimensionata. Per un aeroporto regionale la differenza è tutt’altro che marginale: una frequenza in meno alla settimana può incidere sulla capacità complessiva molto più che in uno scalo di grandi dimensioni. Estremamente tradotto significa che mentre per il vettore preferisce un aereo semi pieno piuttosto che due semivuoti, un aeroporto potrebbe preferire l’inverso, perchè ha maggiore possibilità di attrarre traffico.
C’è poi una seconda questione, ancora più importante per chi utilizza l’aeroporto. Ryanair non ha parlato soltanto di voli. C’è allo studio anche la possibilità di un aumento significativo delle tariffe aeree europee nel 2027 qualora i prezzi elevati del petrolio dovessero protrarsi fino alla prossima estate. La previsione riguarda il corto raggio europeo nel suo complesso e non significa che i biglietti da Perugia aumenteranno automaticamente. Ma è un avvertimento preciso: se il costo del carburante resterà elevato, una parte del maggior costo potrebbe trasferirsi sui prezzi pagati dai passeggeri.
La situazione è resa ancora più interessante dal fatto che il vettore ha oggi una copertura del carburante particolarmente favorevole per gran parte dell’esercizio in corso. L’80% del fabbisogno è stato infatti acquistato a un prezzo molto inferiore alle quotazioni attuali. Se però la crisi energetica dovesse protrarsi, il problema si sposterebbe progressivamente sulla quota non coperta e soprattutto sulla programmazione successiva, quella estiva del 2027. È su quel calendario che l’effetto del caro petrolio potrebbe diventare più visibile anche per il passeggero.
E’ noto agli umbri che il San Francesco sta investendo per crescere e per adeguare un’infrastruttura progettata quando i 500 mila passeggeri annui sembravano un traguardo lontano. Nel 2025 i passeggeri sono invece stati oltre 620 mila e nel 2026 sono stati programmati nuovi interventi di ampliamento.
La crescita dell’infrastruttura, però, non determina automaticamente la crescita della capacità aerea. Quest’ultima dipende dalle compagnie e dalle loro valutazioni economiche. Ryanair ha detto che, dopo la sforbiciata invernale, si aspetta comunque una crescita superiore al 5% nella stagione estiva 2026, passando da 138 a 145 milioni di passeggeri. La compagnia, quindi, non sta abbandonando la crescita: sta cercando di spostarla verso i mesi e i mercati nei quali ritiene di poterla sostenere economicamente.
L’aeroporto di Perugia è quindi da osservare con attenzione in primo luogo sulla stagione invernale, ma – aspetto tutt’altro che secondario – per l’estate 2027 che espone i vettori a condizioni di prezzo dei carburanti tutt’altro che rassicuranti, se la situazione a ttuale dovesse protrarsi a lungo.
